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  <title>Narrativa odeporica</title>
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    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-17.4968439923">        <title>Adriatico / Armando Ghelardini - contenuto nella rivista "Occidente: sintesi dell'attività letteraria nel mondo", A. II, vol. IV, pp.90-101, luglio-settembre 1933.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-17.4968439923</link>        <description>Novella di un viaggio di M. Pisani a Riccione.
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ALORUSSO</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2008-11-21T09:43:08Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2007-06-28.0751871129">        <title>Baciale 'l piede e la man bella e bianca / Camillo Boito ; edizione ed introduzione a cura di Chiara Cretella - Edizioni digitali del CISVA, 2007 - 56 p. - integralmente riprodotto.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2007-06-28.0751871129</link>        <description>Fu pubblicato a Milano nel 1876 dai fratelli Treves nella raccolta di Camillo Boito "Storielle vane".</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ALORUSSO</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2011-05-23T06:49:59Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-17.4423125925">        <title>Direzione Corfù passando per Valona / Clotilde Punzo - contenuto nella rivista "Nord e Sud", A. XLIV, N° 9, pp. 76-82, 1997.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-17.4423125925</link>        <description>Racconto di un viaggio a Corfù con partenza da Otranto e sosta a Bari e Lucera. </description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ALORUSSO</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2008-12-22T17:48:44Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2011-01-27.6186439052">        <title>Gli occhi dell'imperatore : romanzo / Laura Mancinelli - Torino : Angolo Manzoni, 2008 - 141 p. ; 21 cm. – recensione a cura di Daniela Nuzzo.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2011-01-27.6186439052</link>        <description>&lt;p class="MsoNormal"
style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Gli
occhi
dell’imperatore &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&amp;egrave;
il
romanzo che chiude la trilogia d’esordio di Laura Mancinelli ed
&amp;egrave; libro
vincitore del premio Rapallo, storico premio per la narrativa femminile.&lt;br&gt;
Gli
occhi, azzurri e celestiali, cui il titolo fa riferimento sono gli
occhi
dell’amato che la protagonista costantemente rievoca per richiamare e
rinvigorire la fiamma d’amore; sono gli occhi dell’imperatore Federico
II di
Svevia, cui Bianca di Agliano &amp;egrave; promessa, gli occhi che la
accompagnano lungo
il cammino che coroner&amp;agrave; il duraturo amore, un viaggio dal
castello del
Monferrato sino ai possedimenti dell’uomo amato, un itinerario che dal
Piemonte
giunge sino alla Puglia, attraversando circa un anno della vita dei
protagonisti.&lt;br&gt;
Accanto
a lei, in questo viaggio che &amp;egrave; vero percorso di vita
(perch&amp;egrave; conduce al
matrimonio, perch&amp;egrave; porta in terre lontane, perch&amp;egrave; rende
fisicamente vicina una
speranza coltivata da anni), troviamo un fedelissimo di Federico, il
cavaliere
di Tannahaus, ulteriore protagonista della vicenda: musico, poeta e
colpito da
un maleficio, il cavaliere non pu&amp;ograve; e non riesce pi&amp;ugrave; ad
amare; con un’acuta
invenzione poetica, colui che dona lirismo e &lt;i style=""&gt;pathos&lt;/i&gt;
pi&amp;ugrave; di altri alla narrazione in realt&amp;agrave; &amp;egrave; una
crisalide vuota
che produce armonie e dolci suoni solo riecheggiando in una cassa vuota
vibrazioni e sentimenti provati da altri. &amp;Eacute; il trionfo della
malinconia, della
rassegnazione, del fatalismo... &amp;egrave; l’emblema di un viaggio verso
la maturit&amp;agrave;
affettiva destinato a non possedere mai e completamente la meta.&lt;br&gt;
Cos&amp;igrave;,
fulcro gli occhi, sfilano davanti al lettore sguardi e paesaggi,
l’itinerario
si interiorizza e la stessa Puglia acquista una dimensione lirica,
terra di
mare, di cambiamento, d’amori acerbi nonostante il tempo e le
avversit&amp;agrave;; lo
stesso sfondo storico sfuma in un insegnamento pi&amp;ugrave; profondo che
parla di un
animo femminile incapace di colmare le distanze tra desideri e
realt&amp;agrave; e che
chiude la sua esistenza romanzesca in un finale scontato, inevitabile
fin
dall’inzio, emblema, pi&amp;ugrave; che della conclusione di un percorso,
dell’impotenza
contro le decisioni ed i pensieri altrui, dell’ineluttabilit&amp;agrave;
della
frustrazione per un sentimento vigoroso e potente presente nel cuore ma
non
nella realt&amp;agrave; vera.&lt;br&gt;
All’inizio
del romanzo, troviamo Federico, vecchio e malato, che demanda al fidato
cavaliere di Tannhaus il piacere di scortare Bianca durante il lungo
viaggio.
All’imperatore, sospeso tra ansia per il traguardo d’amore finalmente
raggiunto
e riflessioni sul tempo passato, il cavaliere amico rinnova nella
memoria dei
versi scritti per l’amata.&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;“Una blanda
magia di sole formule sacre, affidata a pochi versi appresi dalle donne
siciliane [...] un gioco pi&amp;ugrave; che altro” si schernisce Federico,
ma il cavaliere
di Tannahaus insiste “versi belli non so se per merito tuo o delle
maghe
siciliane”, quindi declama:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Passa
per gli occhi il dardo che va al cuore.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Finch&amp;egrave;
si incontrano gli sguardi degli amanti, &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;oltre
pianure, colli e monti,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;nessuno
potr&amp;agrave; sciogliere il nodo dell’amore.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;La
lettura non pu&amp;ograve; che generare ricordi letterari ancorati alle
atmosfere
duecentesche; un nome per tutti, Jacopo da Lentini, di cui ci piace qui
ricordare il sonetto II:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;S&amp;igrave;,
come il sol
che manda la sua spera&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e
passa per lo vetro e non lo parte,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e
l’altro vetro che le donne spera,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;che
passa gli occhi e va dall’altra parte,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;cos&amp;igrave;
l’Amore
fere l&amp;agrave; ove spera&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e
mandavi lo dardo da sua parte;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;fere
in tal loco che l’uomo non spera,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e
passa gli occhi e lo core diparte.&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Lo
dardo
dell’Amore l&amp;agrave; ove giunge,&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;da
poi che d&amp;agrave; feruta, s&amp;igrave; s’aprende&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;di
fuoco, ch’arde dentro e&lt;span style=""&gt;&amp;nbsp; &lt;/span&gt;fuor non pare;&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; text-indent: 35.4pt; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e i
due cori insemola
li giunge&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin: 0cm 0cm 0.0001pt 3cm; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;i
style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;de
l’arte de l’amore s&amp;igrave; gli aprende&lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoFootnoteText" style="margin-left: 3cm;"&gt;&lt;i style=""&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;e
face l’uno e l’altro d’amor pare. &lt;/span&gt;&lt;/i&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoFootnoteText" style="text-align: right;" align="right"&gt;&lt;span
style="font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;[in Carlo Salinari (a
c. di), &lt;i style=""&gt;La poesia lirica del Duecento&lt;/i&gt;, UTET, Torino,
1968]&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: justify; line-height: normal;"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;&amp;nbsp;Il
riferimento,
l’eco letteraria &amp;egrave; il modulo pi&amp;ugrave; riuscito della
“storicizzazione”
del romanzo: cosa potrebbe infatti richiamare l’atmosfera della corte
federiciana pi&amp;ugrave; che un sottile &lt;i style=""&gt;lusus&lt;/i&gt;
letterario?&lt;br&gt;
Cos&amp;igrave;,
sommando le vicende narrate alle conoscenze del valore fittizio e non
reale
dell’amore letterario presso la corte sveva, un ulteriore piano di
lettura
arrichisce la valutazione del romanzo ed, in particolare, del
personaggio del
cavaliere di Tannhaus, giocatore senza carte al tavolo dell’Amore.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p class="MsoNormal"
style="margin-bottom: 0.0001pt; text-align: right; line-height: normal;"
align="right"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; font-family: &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;; font-variant: small-caps;"&gt;&lt;span
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&lt;/span&gt;Daniela
Nuzzo&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ecarriero</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2011-01-27T09:52:00Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-04-07.5612480072">        <title>I racconti del Nord / Skender Drini ; traduzione, introduzione e cura di Pavlina Naska - Edizioni dal Sud , 2007 - 248 p. - parzialmente riprodotto - recensione a cura di Giovanna Scianatico. </title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-04-07.5612480072</link>        <description>&lt;p align="justify"&gt; “I racconti del Nord” di Skënder Drini si reggono su una polarizzazione  che si può esprimere emblematicamente attraverso due testi, su una  dialettica tra il realismo quotidiano della “Strada per  Bordolec” e l’evocazione visionaria della “Leggenda dei puledri bianchi”, dai campanelli di oricalco. 
Ma è in realtà all’interno di ciascuno dei racconti che si ripropone la tensione  tra uno stile serrato, breve, asciutto, e aperture di intenso lirismo - soprattutto in rapporto alle immagini della natura -   ritmi ampi e ciclici con andamento di ballata popolare. Quella di Drini  è una scrittura   realistica, attenta alla ricostruzione plastica dei dettagli del quotidiano, e insieme carica di risonanze leggendarie. 
Ora si tratta di individuare, per venire a capo di tante contraddizioni, una linea in grado di evidenziare  l’unitarietà di fondo del volume, oltre la varietà dei singoli racconti, una linea  che mi sembra di poter cogliere nella sua componente  odeporica.
Intanto il titolo, “I racconti del Nord”, presenta in sé una nozione di luogo, una oggettiva definizione geografica, ma anche di intenso fascino e valore evocativo. È questa una forte componente della scrittura di viaggio (che intendo, secondo l’accezione più recente, come sistema di generi letterari: diario, relazione, autobiografia, narrativa, geografia, corografia, descrizione di luoghi, ecc. ) e la foto di copertina del libro di Drini, che raffigura una sorgente tra le rocce, ne conferma  l’interpretazione paesistica.
Ma veniamo al testo: il primo dei racconti (e l’inizio  ha sempre valore programmatico in un’opera letteraria), “Strada per  Bordolec”, segna, inscrive il libro nel tema del viaggio (qui viaggio di lavoro e di conoscenza).
 L’andare, il movimento del percorso si connette al motivo dei compagni di strada, della relazione con l’altro, è anzi  doppio e metafora del rapporto, della conversazione.  C’è il passaggio dall’afasia, dal silenzio dei viaggiatori nella città, all’ apertura, al dialogo quando si esce da questa; fare la strada insieme è simbolo del rapporto, e, attraverso gli eventi del viaggio, le tensioni tra i protagonisti  trovano un’evoluzione pacificante.
L’aspetto idillico–paesistico è qui come ritirato, compresso sul sottofondo del racconto, ma  balena, traspare  ed è rilevante:   cielo, nuvole, alberi, rami di faggio.
In “Mentre si avvicina l’alba” c’è un rapporto interno-esterno, in cui l’interno è il  luogo  del conflitto trattenuto, delle chiacchiere vane, del pessimismo, e l’esterno è lo spazio del libero movimento dell’andare, del viaggiare a piedi  attraverso la collina, della solidarietà umana (si tratta di trasportare in barella una partoriente); movimento che si sublima nello slancio del volo simbolico dell’elicottero, volo d’aquila, allegoria  del riscatto sociale e del futuro dell’Albania. 
Nella “Leggenda dei puledri bianchi”, dal ritmo epico, emerge a pieno il sentimento della natura nel paesaggio arcaico delle montagne del lago, accanto a topoi leggendari e all’identificazione di movimenti e sentimenti umani con le forze telluriche della natura.nÈ la leggenda – veritiera – dell’innocenza e della fierezza , della lotta popolare contro la sopraffazione.
I puledri evocano il movimento, cavalcano come il vento verso la montagna. Il viaggio è qui nel racconto dal  ritmo di una  ballata popolare, nella corsa dei puledri bianchi che sembrano portare  leggeri, nella voce argentina dei loro campanelli, la voce dell’anima del popolo delle montagne, della resistenza contro la violenza del potere e della ricchezza: “il ricco ha caricato il povero di legname per tutta la vita”.
Ne “Il dovere e qualcos’altro”, ambientato su una corriera in partenza per Scutari, il viaggio nemmeno ha inizio, e la novella anzi termina dove quello comincia. Ma è il suo tema, con valenza simbolica, a fondarla. La corriera è un microcosmo umano; si tratta di un racconto di situazione, di attesa, di disagi e tensioni conflittuali , che si sciolgono alfine con un’affermazione di solidarietà umana.
In  Nostalgia del mare accanto alla montagna compare la distesa equorea, in un andirivieni tra i due spazi, con spaccati paesistici tipici dell’odeporica.  Qui il viaggio è “nostòs”, nostalgia, dolore della lontananza e del  ritorno: il tema ulissiaco. Solo lo mitiga la compassione, la comprensione umana. Qui, come in tutto il libro, il rapporto tra uomo e natura si reduplica in quello della solidarietà tra uomini, e qui sta , mi sembra, il suo significato essenziale.
Il viaggio, e specificamente l’attenzione al “genius loci”, ai paesaggi e alle cittadine che costituiscono l’anima e l’identità di un Paese, riconducono dunque il volume di Drini all’odeporica: il tema  è simbolo di incontro, apertura all’altro, orizzonte di dialogo. &lt;/p&gt;
GIOVANNA SCIANATICO

</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ppascazio</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2011-02-20T16:12:21Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-03-17.8273701046">        <title>Itinerari dell'Adriatico / Giuseppe Bevilacqua e Claudio Magris - Bari : Palomar , 2007 - 64 p. - integralmente riprodotto.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-03-17.8273701046</link>        <description>Al termine di una giornata speciale nell'estate del 1984, dopo una gita familiare all'isola di Canidole, nell'arcipelago del Quarnaro, tornando in barca verso Cherso, Giuseppe Bevilacqua propose a Claudio Magris di redigere entrambi, e autonomamente, un resoconto narrativo di quei loro incontri.
I due scrittori hanno fissato il loro ricordo in due racconti: Giuseppe Bevilacqua lo intitolò Due reduci pubblicandolo su "Paragone" del febbraio 1987, Claudio Magris pubblicò sul "Corriere della Sera" la sua cronaca, che poi rielaborò e rifuse nei Microcosmi.
In appendice al volumetto (allegato in edizione fuori commercio agli Atti del Convegno di Novi Sad-Kotor) vengono pubblicati, con la prima versione del racconto di Magris, altri racconti adriatici di Bevilacqua.
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    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-10-31.8089421617">        <title>L'arcipelago di luce : Viaggio nelle isole della Dalmazia centrale / Giacomo Scotti ; introduzione di Predrag Matvejevic - Reggio Emilia : Diabasis, 2007 - 160 p.
</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-10-31.8089421617</link>        <description>Diario di viaggio, ma anche saggio e racconto sulle isole dalmate, L'arcipelago di luce di Giacomo Scotti è una narrazione dallo stile inconfondibile. Egli ha viaggiato nell'Adriatico facendo tappa nelle isole della Dalmazia centrale. Delle singole isole Scotti racconta la storia, i miti e le opere d'arte, invitando ad attraccare insieme a lui alle sponde della Brazza, di Lésina e di Lissa, o a sostare nella magica Traù, a Milna o a Starigrad.</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>mprinari</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-05-29T13:58:42Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2009-04-15.6807697628">        <title>La Casa in pietra grigia / Jelena Banfichi Di Santo - Bari : Florestano Edizioni, 2009 - 616 p. - recensione a cura di Giovanna Scianatico.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2009-04-15.6807697628</link>        <description>&lt;p align="justify"&gt; Dietro l’esile figura della giovane donna protagonista del romanzo di Jelena Banfichi, si accampa una grande protagonista collettiva, la terra madre da cui essa proviene (l’isola di Hvar,  la Dalmazia, la Croazia, la Jugoslavia) con i suoi paesaggi, le luci, i  colori, le  città, con le  sue generazioni, le sue molteplici e intrecciate identità,  terra oggetto di odio e amore, di rifugio e rifiuto, come la grande casa in pietra grigia, sua immagine simbolica, accogliente  corpo materno perduto.
Sembrerebbe infatti  mancare, a fronte della figura del padre, decisiva nel libro, l’immagine materna, se non vi fosse simbolicamente presente e vibrante nella passione delle descrizioni paesistiche, della terra-casa, radice sicura di identità in un mondo in caotico cammino.
Un romanzo di viaggio? Non certamente nell’accezione  classica del genere, ma a livello più profondo, nel senso che il suo percorso narrativo  coincide con lo spostamento/maturazione della protagonista attraverso i territori della ex-Jugoslavia in cui la portano le quotidiane occasioni del vivere ma insieme un consapevole progetto di vita.
Il rapporto tra letteratura e territorio si pone così come asse costante del testo, anche nei risvolti umani che esso comporta, in una situazione storica e politica complessa  come quella della Jugoslavia uscita dalla  guerra, della difficile composizione del suo coacervo di nazionalità. 
Un romanzo storico, dunque, ma attraverso un vissuto, un punto di vista  “dal di dentro”, attraverso un racconto  autobiografico, nel quale  una vicenda individuale si fa veicolo di molteplici vicende,  generazioni,  Paesi, quante sono le presenze corali che lo affollano: dai contadini delle pianure pannoniche, dai pescatori  delle isole Spalmadori, al dissenso intellettuale di Zagabria, ai circoli studenteschi, alle diverse etnie,  alle élites di regime dei banchetti ufficiali, in cui  il suo lavoro di interprete porta la protagonista, alla Belgrado industriale della fine degli anni sessanta.
Il fascino del libro - un libro/fiume, raffinato, carico di dettagli, a suo modo epico, secondo un modello caratterizzante della narrativa  slava -  sta nella possibilità che offre di penetrare nelle intricate vicende di un ventennio (fino al ‘68) della storia dei Balcani, attraverso la presa di coscienza progressiva di una studentessa  dalmata, coraggiosa e determinata, pronta a mettere in gioco la sua vita. 
A partire dalla favolosa infanzia sull’isola di Hvar, nella antica casa in pietra grigia dal giardino carico di essenze e di fiori, dai paesaggi marini sterminati e solari o brumosi e densi di nubi, attraverso la giovinezza nel  dopoguerra di una nazione in formazione, fino alla conoscenza dei suoi aspetti etnici e paesistici e  alla presa di coscienza dei suoi problemi politici, si rappresenta  la  difficile ricerca di identità della protagonista, filtrata dalle contrastate esperienze studentesche zagabresi e dall’impegno di collaborazione  con l’équipe di riforma della Costituzione jugoslava per l’Autogestione Socialista, mescolando personaggi storici, nomi fittizi,  esperienze di amicizia e lavoro, forse d’amore, di politica e letteratura,  che  la narrazione trascina, nel suo ritmo avvincente, verso approdi desolati, ma insieme aperti sul futuro, aperti  alla conquista di un senso di appartenenza collettiva, che si fa limpido attraverso il tempo.
La scrittura della memoria disegna così i suoi preziosi arabeschi, come le bianche fioriture di lippo, sul corrimano in ferro battuto della ringhiera “oltre le brine mattutine di Natale”, o il profilo crepuscolare di Lissa “scura nella foschia blu violacea, come un’imbarcazione immobile, mistica”, fino a rendere trasparente la storia.
Scorrono le immagini e i destini degli occupanti fascisti e dei partigiani, delle zie, degli abitanti  dell’isola, amata nelle sue piante e nelle sue rocce, nelle sue spiagge e passeggiate crepuscolari. Mi sembra anzi che le descrizioni al crepuscolo, quando le tinte si disfano in metamorfosi  fiabesche, siano le più consentanee alla sensibilità coloristica sfumata di Banfichi: “[…] una lieve foschia si innalzava sopra i tetti. A quell’ora di prima sera gli odori di zolla umida, degli alberi di frutta sfioriti e di erbe aromatiche piantate nei vasi di latta si sprigionavano con prepotenza. Dai camini appena accesi nelle basse cucine, un lieve flotto di fumo avvolgeva usci e finestre aperti sulla morbidezza dell’imminente calare dell’oscurità.” (pp. 77-78).
Dalla favola senza tempo di una cadenza bucolica remota alla primavera di Zagabria, brulicante di vita, di caffè, di scrittori e studenti, di teatri e giornali, la narrazione si snoda passando per le grandi  e bruciate pianure della Slavonija, coltivate a tabacco e granoturco dai collettivi contadini, vivide di campi di girasoli, e per i verdi   smaglianti dei boschi bosniaci, dove s’intrecciano  partite di pesca nei torrenti e  ricerche di canti popolari, in compagnia di amici Serbi e Bosniaci.
Personaggi amicali dalle varie nazionalità e religioni prefigurano una possibilità di convivenza pacifica, come nell’idillio notturno sull’altipiano del Durmitor.
Un’utopia smentita dalla faticosa realizzazione e in ultima analisi dal fallimento delle riforme, dalle epurazioni.
I luoghi assumono il valore di frammenti di questa possibile utopia, in pagine di forte colore locale, da Nova Gradiska, la cui periferia si accende di distese di alberi di prugne carichi di frutti viola, punteggiate di malvarosa, e del profumo allegro e pungente della grappa delle distillerie, alla musica  barocca e ai palazzi di Varazdin e della turrita Stari Grad, alla deliziosa e intellettuale Novi Sad, nel cuore della Serbia e della Vojvodina, alle sponde dei fiumi - dal Danubio alla Sava, ai torrenti di montagna, agli affluenti della Drina - a Sarajevo, a Sveti Stefan (nel doloroso momento del suo passaggio da villaggio di pescatori montenegrini all’anonimato del turismo internazionale),  alla stupenda descrizione dell’alba nelle acque paludose fra le distese a perdita d’occhio e i canneti del lago di Scutari, nel parco nazionale di Dodosi: “Il flusso dell’acqua che seguivamo, uno dei tanti che solcavano il canneto […] ci portava verso il promontorio dell’Andrijska Gora […] ritta in un infinito campo di giunchi di palude, con i pennacchi smossi dal leggero flusso d’aria che - se osservati dall’alto - li faceva somigliare a un campo di grano maturo. Prima del sorgere del sole, gli uccelli iniziarono a farsi sentire, inizialmente con uno stridere solitario, accompagnato da rare e poi sempre più frequenti risonanze, simili all’eco. In breve l’acquitrino  si popolò di un’infinità di uccelli: piccoli, grandi, bianchi, grigi, colorati, folaghe, tuffetti, strolaghe, gabbanelle, pescaiole, germani reali, oche colombaccio e tantissimi trampolieri, come l’airone bianco e cenerino, avocetti, cavalieri  d’Italia, garzette in gruppi e solitarie” (pp.560-561).
Malgrado la ridondanza di alcune ricostruzioni memoriali, dove più insiste il ricordo personale (ma si tratta di scelte di chi scrive, a volte di una caratterizzazione consapevolmente femminile impressa alle pagine, come nell’accurata descrizione degli abiti) e di passi, talvolta giustapposti al narrato, rivolti al dispiegamento di  tematiche storico-politiche, di per sé già perspicue e trasparenti dallo spontaneo svolgersi della vicenda, non viene meno il fascino della fluente vena epico-descrittiva della Banfichi, di un libro dallo snodarsi fluviale, dal calmo e avvolgente ritmo,  destinato a restare nella memoria, destinato a fare riflettere e fantasticare, prolungando  in ciascun lettore, l’eco, il lento rifrangersi della sonora onda narrativa. &lt;/p&gt;
GIOVANNA SCIANATICO

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    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-07-18.7033824803">        <title>La congiura di Trieste / Jules Verne. - Trieste : La Cittadella , 1970. - 229 p. : ill. ; 20 cm. -</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-07-18.7033824803</link>        <description>Ispirato al viaggio realmente compiuto da Charles Yriarte, il romanzo di Verne, tratto dall'originale "Mathias Sandorf", ripercorre le tappe dell'itinerario da Trieste a Rovigno d'Istria, conducendo il lettore, attraverso cenni storici e riferimenti agli usi locali, in una dimensione inedita, fantastica e straordinaria della penisola istriana.</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>adr</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2007-02-06T11:21:36Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-10-30.8814836427">        <title>Le due rive : Reportages adriatici in prosa e in versi / Biagio Marin ; a cura di Marco Giovanetti - Reggio Emilia : Diabasis , 2007 - 168 p. - recensione a cura di Marco Prinari.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2008-10-30.8814836427</link>        <description>&lt;p align="justify"&gt; «In tutta la poesia dialettale ed italiana, nessun altro ha toccato il mare come Biagio Marin», così si esprimeva Claudio Marabini nel 1991 in occasione del centenario dalla nascita del poeta gradese e, leggendo le pagine di questo libro, pregevolmente curato da Marco Giovanetti, si capisce quanto questa affermazione non sia un’iperbole peregrina dettata dalla circostanza commemorativa, bensì un solido pilastro da cui partire alla scoperta di uno dei grandi autori italiani della contemporaneità.
In questo volume sono stati selezionati alcuni degli scritti lirici e in prosa composti dal Marin tra gli anni Quaranta e Sessanta che hanno come comune denominatore il viaggio attraverso l’Adriatico tra la laguna di Grado, il golfo di Trieste e l’Istria, vera protagonista di questi reportage, scoperta sin dalla fanciullezza quando il poeta viaggiava insieme al padre che vi si recava per lavoro a rifornirsi di vino, solcando il mare su di un trabaccolo, imbarcazione senza motore che faceva apparire il viaggio “ulissico” (per usare un’espressione dello stesso autore). Fu proprio in Istria, e precisamente sull’isola di Lussino, che Marin fece propria la vera essenza dell’Odissea omerica, esplorando un paesaggio che ai suoi occhi rappresentava il mondo dell’epica classica, un mondo fatto di rocce emerse da acque cristalline, modellate dalle brezze marine che spargevano nell’aria un intenso profumo di fiori odorosi. I ricordi del poeta, che crescendo diventava uomo, si fissavano sulla carta leggeri ma anche carichi di una forte immediatezza espressiva come le pennellate di un pittore di acquerelli  (Acquerelli d’Istria è anche il titolo di un articolo del 1948).
Dopo la Seconda guerra mondiale e la conseguente perdita politica della penisola istriana da parte dello stato italiano, lo sguardo del poeta sulle terre d’oltreconfine rimase sempre quello della prima infanzia quando l’Istria era per lui terra mitica. Marin fu sempre convinto della possibilità di una convivenza pacifica tra le etnie, trovandosi però ad assistere triste e disarmato, alla fine degli anni Cinquanta, a quella che è passata alla storia come la diaspora giuliano-dalmata. È proprio del 1958 un articolo che racconta di una serata passata a Capodistria in occasione di  uno spettacolo teatrale goldoniano. Il poeta, in una città svuotata di presenze italiane, rivide i luoghi della fanciullezza: tutto questo ispirò in lui una mirabile riflessione sulla storia. Quel luogo, che ormai aveva preso il nome slavo di Koper, continuava nel sogno e nella memoria a parlare italiano attraverso i suoi monumenti, le case, le lapidi.
Scorrendo le pagine di questo libro ci si imbatte in numerose liriche in dialetto; leggendo le parti in prosa, come nota giustamente in introduzione Marco Giovanetti, si ha l’impressione che esse siano una sorta di parafrasi del testo poetico ma, volendo invertire il concetto, si può dire tranquillamente che è la musica del dialetto gradese a dettare i tempi della scrittura narrativa come nel resoconto di  una giornata settembrina passata in bicicletta con la figlia a Cittanova raffigurata, nella metafora dei versi, come un bastimento che sta per salpare, un bastimento diventato simbolo stesso della nostra vita, da vivere e da afferrare per godere la gioia del momento presente prima che esso svanisca in un pallido ricordo:

Calando in bicicletta zo da un cole /
Drìo d’una svolta co’ i sipressi a sesa /
hè visto i cupi russi d’un paese /
e, in oro coldo, lumesâ una ciesa. //

Me mancheva el respiro per ’nda ’vanti /
e m’ hè fermào che ’vevo ’l cuor in gola; /
e disevo a gno figia: /
‘Xe Sitanova che là zo s’insola’. //

La pareva a l’armisio un bastimento /
che fossa pronto per salpâ: /
e che ’l spetessa solo el primo vento, /
per pêrdesse in quel biavo de l’istà. //

Oh, figia, ’ndemo a bordo /
Prima che ’l vento no’ lo porti via, /
se ’l salpa quel no’ lassa ssia, /
ne resta apena un palido recordo. &lt;/p&gt;


MARCO PRINARI
</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>mprinari</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-05-07T11:23:12Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-10-22.8585840915">        <title>Memorie di Sigismondo Castromediano / Sigismondo Castromediano ; introduzione ed edizione a cura di Marta Pierri - Edizioni digitali del CISVA 2010 - 211 p. - parzialmente riprodotto.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-10-22.8585840915</link>        <description>&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; line-height: 115%; font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Le
&lt;i style=""&gt;Memorie di Sigismondo Castromediano &lt;/i&gt;sono
un’opera autobiografica in due volumi composta da ventotto capitoli.
Nel testo l’autore
ricorda il periodo di prigionia vissuto tra il 1848 e il 1859, gli
spostamenti
effettuati dalle carceri di Lecce verso le galere di Napoli, di
Procida, di
Montefusco e di Montesarchio e il successivo viaggio verso l’esilio. La
presente edizione propone l’edizione dell’itinerario da Lecce a Napoli.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ecarriero</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2010-10-22T11:01:21Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-10-22.2747390662">        <title>Per un'effe : viaggio in istrada ferrata da Venezia a Trieste / Paolo Tedeschi ; introduzione ed edizione a cura di Fulvia Balestrieri - Edizioni digitali del CISVA , 2010 - 116 p. - integralmente riprodotto.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-10-22.2747390662</link>        <description>&lt;p class="MsoListParagraph"
style="margin-left: 0cm; text-align: justify; text-indent: 1cm; line-height: normal;"&gt;&lt;span
style="font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;Il
romanzo&lt;i style=""&gt; Per un’effe&lt;/i&gt;, pubblicato nel
1870 dall’editore Lampugnani di Milano, &amp;egrave; suddiviso in cinque
capitoli di diversa
lunghezza. Il racconto &amp;egrave; scandito dalle tappe di un viaggio in
Friuli che l’autore
immagina di compiere in compagnia di un amico letterato lungo la linea
ferroviaria che congiunge Venezia a Trieste, pochi anni dopo la
proclamazione
del Regno d’Italia. Dalla stazione di Venezia i due protagonisti
giungono a
Trieste dopo aver visitato le citt&amp;agrave; di Pordenone, Udine e
Cividale.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ecarriero</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2011-05-23T07:46:48Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-11-17.9498109566">        <title>Prose odeporiche di Romagna, Umbria e Abruzzo : Paesaggi dell’alta Romagna. Passeggiate romagnole da Cattolica a Coriano. Nuove gite / Giacinto Ricci Signorini ; edizione e introduzione a cura di Silvia Margiotta - Edizioni digitali del CISVA , 2010 - 130 p. - integralmente riprodotto.
</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2010-11-17.9498109566</link>        <description>&lt;p class="MsoNoSpacing" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;I
testi
&lt;i style=""&gt;Paesaggi dell’alta Romagna&lt;/i&gt;
(1889), &lt;i style=""&gt;Passeggiate romagnole da
Cattolica a Coriano &lt;/i&gt;(1891) e &lt;i style=""&gt;Nuove
gite&lt;/i&gt; (1891-93) di Giacinto Ricci Signorini, contenuti nell’opera &lt;i
style=""&gt;Poesie e Prose raccolte e ordinate da Luigi
Donati &lt;/i&gt;(Bologna, Zanichelli, 1903), &lt;/span&gt;&lt;span
style="font-size: 12pt; line-height: 150%; font-family: &amp;quot;Bookman Old Style&amp;quot;,&amp;quot;serif&amp;quot;;"&gt;costituiscono
tre esempi di diari di viaggio in cui sono
descritti i percorsi compiuti in solitudine dal poeta sui colli e sui
monti
delle terre romagnole situate lungo il mare Adriatico, e le escursioni
sull’Appennino umbro-marchigiano, che includono la visita di alcune
localit&amp;agrave;
dell’Umbria e dell’Abruzzo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ecarriero</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2011-05-23T07:47:55Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-16.5430316744">        <title>Ricordo di Venezia / Achille Campanile - contenuto nella rivista "La Lettura", pp. 609-692, 1934.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-16.5430316744</link>        <description>Novella.</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ALORUSSO</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2008-11-21T09:56:12Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>
    <item rdf:about="http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-18.9691878608">        <title>Un mare : orizzonte adriatico / Fabio Fiori ; introduzione di Predrag Matvejevic - Reggio Emilia : Diabasis, 2005 - 157 p. : 1 c. geogr. ; 21 cm. - Lo spazio adriatico - parzialmente riprodotto.</title>        <link>http://www.viaggioadriatico.it/ViaggiADR/biblioteca_digitale/titoli/scheda_bibliografica.2006-10-18.9691878608</link>        <description>Il file contiene l'indice, l'introduzione e i seguenti capitoli: Appunti per una rotta; Suggestione di un nome; Settembre; Ottobre; Novembre; Maggio.</description>        <dc:publisher>No publisher</dc:publisher>        <dc:creator>ALORUSSO</dc:creator>        <dc:rights></dc:rights>                <dc:date>2009-05-29T14:13:01Z</dc:date>        <dc:type>scheda bibliografica</dc:type>    </item>




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