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In viaggio col Re (XIX sec.)


Itinerario curato da Patrizia Pascazio

 

Nel maggio del 1838 il re di Sassonia Federico Augusto, appassionato di botanica, intraprende una navigazione lungo l’Adriatico orientale alla scoperta della flora selvaggia e semisconosciuta delle coste dalmate. A Trieste si unisce a lui  Bartolomeo Biasoletto, un botanico italiano che terrà un diario del viaggio (Viaggio in Montenegro di Federico Augusto di Sassonia), grazie al quale ne conosciamo molti avvenimenti, e in particolare l’incontro tra il re e il giovane Vladika, principe-vescovo a capo del Montenegro, Pietro II Petrovic Njegos.
E’appunto il tratto montenegrino di quel viaggio che proponiamo come itinerario, dalle coste all’ascesa impervia tra le montagne verso la reggia di Cettigne, sede del Vladika, che è anche uno tra i maggiori poeti del romanticismo slavo. E’ questo un itinerario di breve durata; per chi abbia più tempo il viaggio potrà proseguire verso l’interno del Montenegro, o, da Scutari (Skodra) verso l’Albania, o procedere a ritroso, sul percorso di Biasoletto, lungo le coste dalmate e istriane.
All’alba del 30 aprile i viaggiatori, imbarcati sul piroscafo a vapore “Conte Mittrowsky” del Lloyd austriaco in Trieste,  lasciatisi alle spalle l’Istria e la Dalmazia, procedono verso le Bocche di Cattaro.
Dapprima davanti a loro si apre la visione di Ragusa vecchia (Cavtat, Croazia), l’antica Epidaurus, circondata dalle sue mura, situata in fondo ad una baia, e in breve tempo si trovano in vista del canale di Cattaro:
Questo canale tortuoso, molto lungo, si dilata dopo esservi entrato in un’ampiezza tale, da somigliare un gran lago; egli è chiuso da una catena d’alti monti calcarei, affatto ignudi nelle loro vette, divisi talora da qualche taglio trasversale sino a certa profondità.

 

nave conte mittrowsky

La nave "Conte Mittrowsky"

Suggeriamo di rivivere quest’esperienza nello stesso tempo di primavera in cui una volta fu vissuta. Anche per chi non arriverà su una nave, come il gruppo al seguito del re, sarà possibile fittare un’imbarcazione, o prendere un traghetto per rivivere l’emozione di giungere per mare alle Bocche (Boka Kotorska). 
Ciascuno potrà scegliere se visitare gli incantevoli paesi della baia via mare, o seguire il percorso da terra lungo le coste, riconoscendone  la vegetazione adriatica:
Lungo le coste di questo canale a destra e a sinistra lo trovi ben coltivato, fornito di fronzute piante, amene verzure, che adornano anche qui la vite e l’ulivo, oltre di che trovi il gelso, il sempre verde alloro, il fico, il cedro, il melarancio…
Ancora la costa delle Bocche, intatta, presenta un verde susseguirsi di piante dai frutti profumati, e si schiudono alla vista piccole città o borgate rispecchiantesi nelle calme acque sottostanti, circondate da ogni lato dai monti che ne preservano la tranquillità.
La prima città che s’incontra è Castelnuovo (Herceg-Novi): Castelnuovo (Castrum novum sive neocastrum), città di 600 e più abitanti, capoluogo del distretto dello stesso nome, trovasi posto sul declivio d’un monte che s’innalza 200 piedi circa sul livello del mare; la città è piccola, circondata di mura, con due forti, l’uno chiamato di terra, l’altro di mare, hanno però molto sofferto da terremoti; due porte l’una porta-terra o porta–grande, l’altra porta-mare; due piccoli sobborghi: Topla e Savina. Alla distanza di 400 passi, circa evvi un forte detto spagnuolo, perchè fu fabbricato dagli spagnuoli durante il loro soggiorno in quel paese, ciò che fu nell’anno 1538.

stemma

  Stemma di Kotor  

  castelnuovo

Veduta di Herceg-Novi

La posizione della città è amenissima, la vegetazione dei contorni rigogliosa ferace, il passeggio verso la località detta Magazza e quella verso il convento di Savina sono veramente deliziosi. La città di Castelnuovo oggi ha più di 16 000 abitanti ed è chiamata città dei fiori. I marinai del luogo portavano spesso piante dalle destinazioni lontane trasformando così la propria città in un grande giardino. Un’impressione che si avverte in particolare nelle Giornate della mimosa, manifestazione dedicata a questo bellissimo fiore che a Castelnuovo fiorisce a febbraio.
Oltre alle fortezze e alla piazza Bellavista, suggeriamo di visitare il museo navale “Kapetan Stumberg” e, come il re di Sassonia, la chiesa campestre di San Saba, col vicino belvedere, e il monastero  di Savina, l’oasi spirituale del luogo, situato a 2 km a Est di Castelnuovo:

castelnuovo

Castelnuovo

Di là passò in un punto ben elevato presso una chiesetta campestre detta di San Saba, che offriva una vista lontana e bellissima, per cui si conduce un tronco di strada dilettevole, ben ombreggiata da querce d’alto fusto, coi loro rami che a vicenda s’intrecciano. Lo Spartium junceum ben fiorito, la Madreselva (Lonicera caprifolium) imbalsamavano col loro olezzo quell’ameno passaggio mattutino. Continuando la stessa via arrivammo ad un convento di rito greco denominato di Savina…
Dopo Castelnuovo addentrandosi più in profonditàsi incontra Perasto (Perast), un delizioso paese di antica architettura veneta, oggi sede di un’associazione di giovani architetti impegnati a rilanciare e salvare l’arte e la bellezza paesistica del Montenegro, per un turismo consapevole.
A differenza di Cattaro e Budva, l’antica cittadina di Perasto non è cinta da mura difensive. La difesa era affidata alle torrette, nove in totale, tra le quali la più importante era la torretta della traversa santa. Nel diciottesimo secolo Perasto aveva raggiunto l’apice della sua prosperità con quattro cantieri navali e una flotta di cento navi.
 

 

 

perasto

Perast, panorama

Di fronte a Perasto, San Giorgio - uno scoglio romantico coperto di cipressi - si affianca all’isolotto della Madonna dello Scalpello (dall’icona miracolosa della Vergine), quasi il ponte d’una nave con la prua protesa a Levante, occupato dalla piccola chiesa, ricca di pitture e stendardi, e di ex-voto di argento, con annessa l’abitazione del vecchio e colto sacerdote che s’intrattiene a discorrere col re (oggi in realtà c’è un guardiano accigliato) mentre Federico Augusto dalla piccola finestra trae un rapido schizzo a matita del paesaggio circostante.

 

 

madonna dello scalpello
Madonna dello Scalpello
Nel viaggio che proponiamo un calmo ritmo del tempo lascerà anche oggi queste possibilità, desuete, di fermare l’attenzione e fissare il ricordo di quanto scorre alla vista. Secondo la leggenda questo isolotto artificiale nella baia di Cattaro è stato fatto dai marinai che ogni volta, tornando da un viaggio riuscito, ponevano una roccia nella baia. La prima chiesa è stata costruita nel XV secolo e quella attuale nel 1632. Arrivando sulla costa di fronte all’isola non sarà difficile imbattersi in una barca di passaggio, disponibile a trasportare i visitatori per un piccolo compenso.  
A due miglia da Perasto si trova  Risano (Risan, Rhizinium), ricordata da Plinio, da cui il canale prese il nome di Sinus Rhizonicus.

kotor     madonna dello scalpello    vicolo kotor    s.giorgio

     Vicolo di Kotor             Madonna dello Scalpello          Vicolo di Kotor, particolare           S.Giorgio

E ancora, sull’altra sponda, tra i castagneti, scorrono i villaggi di Stolido (Stoliv), Perzagno (Prcanj), Mula (Muo), e finalmente, al piede d’un’alta montagna, Cattaro (Kotor), l’antica Ascrivium.

 kotor, veduta

Kotor

Situata ai piedi del monte Lovcen, la piccola città di Cattaro è una tra le più belle cittadine del litorale adriatico. Protetta dalle fortificazioni le cui pareti hanno la lunghezza di 4.5 km e l'altezza di 20 m., Cattaro situata da una parte sulla riva del golfo del suo nome, e dall’altra sopra la roccia erta e ripida della montagna, si distingue per la sua architettura medievale con molte influenze veneziane. Una volta famosa come centro artistico e culturale, Cattaro unisce le bellezze naturali del golfo e gli edifici antichi, testimoni dei secoli passati.
Le contrade sono piuttosto anguste, con piazze sufficientemente spaziose e ben selciate; le case ben fabbricate con fori alquanto piccoli, forse a cagione dei frequenti terremoti che colà sogliono sentire. È sede di un vescovo, ed ha una cattedrale assai antica, una collegiata, un monastero, varie cappelle, un ospedale ... È fornita di tre porte, una che conduce al mare chiamata Portamarina, la seconda Portafiumera, ed è quella che conduce al Bazzar de’ Montenegrini, cioè verso la comune di Dobrota, la terza porta Gordichio, che si riferisce alla strada di Budua.

Cattaro, strada del montenegro

Cattaro, Strada del Montenegro

Il porto è eccellente, e vi si fa un commercio animato, occupandosi la maggior parte del popolo, come quella dei litorali, colla navigazione ed al traffico esteso, che esercitano con grossi e minuti navigli.

kotor, baia

Baia di Kotor

Tra i monumenti più importanti è senz’altro la chiesa di San Trifone, protettore della città, che spinge in alto le sue torri biancheggianti sullo sfondo verde della montagna, dove i nostri viaggiatori poterono (come altri lo potranno) osservare le rare reliquie e le belle sculture conservate in questo luogo sacro, e godere poi dei rinfreschi offerti (ma sarà ugualmente piacevole sedersi al tavolino di uno dei piccoli bar della piazza). 
Potremo seguire la giornata del re, nei suoi andirivieni o formulare secondo il nostro gusto gli itinerari della nostra visita. Federico Augusto, impaziente di scoprire la flora e i paesaggi montenegrini, organizza anzitutto una piccola gita sulla montagna del forte San Giovanni, per una ripida salita a gradini, compensata dalla scoperta dei fiori tra le fessure delle rocce: campanule azzurre, giunchiglie, pervinche, la bellissima arborescente Ferula dai fiori dorati.                             
In cima al monte (una salita di circa 400 piedi), che si rivela essere un’enorme rupe isolata, con un precipitoso abisso sul lato opposto, ai cui piedi è il villaggio di Spigliari (Spiljari), il sovrano col suo seguito gode di una bellissima veduta marina, prima di ridiscendere per visitare il bazar, il grande mercato animato dalle donne, presso cui scorre un ruscello di acqua pura, che scaturisce alle falde di nuda rupe, il quale mette in movimento due mulini. Uomini abbronzati vestiti in costume nazionale, con lunghe vesti e giustacuori ricamati, con coltelli alla turca dalle ricche impugnature d’argento, e donne coi diversi costumi multicolori danzano per il re i loro balli tradizionali, che Biasoletto descrive assai minutamente (p.44), cantando al suono ritmato della guzla, fino a sera, quando si accendono fuochi lungo le rive del porto e del canale.

Cattaro Forte S.Trinità

Cattaro, Forte S.Trinità

Invitati dal Vladika Pietro II Petrovich Njegos, il più grande poeta montenegrino, i viaggiatori  decidono  di visitare l’indomani, scortati da una trentina di abitanti ben armati delle bocche di Cattaro, la sua residenza a Cettigne. Per arrivarci devono  viaggiare lungo ripidi sentieri alpestri e passaggi tortuosi dove non incontrano che rocce, rupi, vette caratteristiche delle montagne montenegrine.
Quando improvvisamente ad un tratto videsi aprire un vasto bellissimo orizzonte, che fece bandire ogni tristo pensiero, la vista della città di Budua, che sull’orlo del mare specchiavasi nelle sue acque; i bei poggi coltivati, le amene campagne che stendonsi verso Pastrovichio lungo le falde del monte; più inanzi la parte di Scutari e così i confini sul mare dell’Albania turca, di Giannina ecc

boka kotorska

Boka Kotorska

Oggi sarebbe possibile con facilità, per chi abbia il tempo di protrarre quest’insolita esperienza di viaggio sulle tracce del re di Sassonia, allungare l’itinerario verso l’Albania, fino a giungere ai luoghi ch’egli vide soltanto da lontano, dalle montagne montenegrine.
Dopo aver raggiunto il Vladika e la sua compagnia, con una piccola sosta tra sedili muschiosi di roccia, rinfrescandosi con arance e acqua di sorgente (Appiedi scorreva un ruscello di limpidissima acqua, che fresca sorgeva dalla sovrapposta roccia; desiderata da tutti in quel momento, e ben gradita insieme a qualche arancio seco noi recato: il calore era di fatto cocente) il corteo prosegue verso la capitale montenegrina. Il cammino si presenta austero, fra burroni e precipizi selvaggi, con rare macchie e boscaglie di faggi:
Eppure queste orribili e spaventevoli contrade, non son prive delle loro rarità e bellezze, imperciochè quelle vedute naturali abbenché austere ti distraggono, quell’aura pura e balsamica, quel cielo sereno, con una mite amabile temperatura che godi ti bea; se aggiungi poi l’ameno lontano orizzonte, che talora da qualcuna di quelle punte elevate ti vien di vedere, allora l’animo si rallegra oltremodo, ... quei burroni e con valli, sebbene precipitosi e selvaggi, son coperti nei loro pendii di annosi faggi, sotto ‘a quali trovi un’ombra misteriosa gradita, una freschezza piacevole…L’erba è sostenuta dal terriccio…forma qua e là delle zolle di terra brillanti, trattenute dalle radici di striscianti gramigne.... La vegetazione offre letto gradito per riposar se occorre le stanche tue membra,e tranquillo contemplare in quella solitudine, lontano da distrazioni e rumori, la grandezza sublime della natura.
Nemmeno sfiorato dagli aspetti distorti dell’intenso sfruttamento turistico moderno dei luoghi, il Montenegro offre tutt’oggi la possibilità di ritrovare intatte queste sensazioni. Oggi, per andare a Cettigne si può prendere la nuova strada, oppure si può scegliere un tragitto molto più difficile, poco trafficato ma pieno di curve, che però riserva ai più coraggiosi e tenaci, un premio particolare. Arrivati sulla cima della montagna si apre una vista impressionante sulle Bocche di Cattaro che toglierà il fiato ad ogni amante della natura.
In una verde radura, orlata dell’ultima candidissima neve  di primavera, smontata da cavallo la comitiva si concede una piacevole sosta per sdraiarsi sull’erba, girovagare alla ricerca di fiori e piante, partecipare a un a specie di pic-nic sull’erba, a base di pane e castrato (un piatto tipico dell’entroterra contadino delle coste adriatiche) arrostito in una vicina capanna:

cettigne

Veduta di Cetinje

Lo stesso pastore cuoco ci apportò in aggiunta del formaggio recente, del buon latte, dell’acqua limpidissima e fresca, con del vino di quei vicini poggi. Chi poi bramava rinfrescarsi la bevanda…aveva la neve lì lì vicina, da servirsi a piacere…
Fino a sera, durante il percorso montuoso, uscendo dagli sparsi casolari vicino alle sorgenti, la popolazione contadina è pronta a rifocillare con cordialità e cortesia la comitiva guidata dal Vladika.
Dopo un viaggio di alcune ore il suono della campana annuncia la vicinanza della residenza del Principe Vescovo. Si tratta di un convento, una costruzione semplice e austera, descritta minutamente da Biasoletto, come l’antico e rustico edificio del senato, un’arcaica dimora da re pastori. La futura reggia del Vladika era allora in costruzione, e oggi è uno dei luoghi più visitati a Cettigne (Cetinje).

cettigne

Cettigne

La posizione di questa capitale storica per molto tempo ha favorito la sua difesa dai nemici, specialmente durante il dominio turco:
Questa valle simetrica, contorniata da muraglie di ciclopi, colla loro naturale merlatura la rendono oltremodo piacevole, fortificandola allo stesso tempo a guisa d’invincibile fortezza, situata nel centro di tante montagne, che sembrano fuse una su l’altra; gode un’aria pura, una temperatura da quanto vedevasi mite e discreta.
Cettigne rappresenta anche l’anima di tutti i montenegrini che combattono per l’indipendenza e la libertà. É la città dove si è concentrata la spiritualità di questo popolo di fieri guerrieri. Molto spesso chiamata città – museo, Cettigne è anche particolare per via della sua architettura unica. Da visitare senz’altro è il mausoleo sulla cima del monte Lovcen dove è custodita la tomba del Vladika Pietro II Petrovich Njegos. Oltre che per un passato eroico, Cettigne è anche famosa per il prosciutto affumicato e il formaggio prodotto dagli abitanti, secondo l’antica tradizione pastorale. Prendendo la strada panoramica, vicino alla casa di Njegos, si trova isolato il primo caffè privato aperto in Montenegro dove regna ancora l’atmosfera di 100 anni fa. Fermandovi a bere un bicchiere di liquore di genziana con il vecchio proprietario vi sembrerà di trovarvi in un luogo dove il tempo si è fermato, un’altra epoca dove l’unica cosa importante è la tranquillità, l’aria fresca e il verde che vi circonda. Lo strumento nazionale montenegrino (gusle), che tutt’oggi non manca nelle case del luogo, con il suo suono monotono e monocorde, rispecchia la semplicità e la melanconia dei montenegrini abituati a non pensare ad altro che alla difesa e agli amori della loro vita semplice:
 

cettigne veduta

Veduta di Cetinje

Al Montenegro come in più luoghi della Dalmazia, è in uso un’istrumento conosciuto col nome di Guzla, qual è una specie di chitarrino monocordo, che vien suonato con l’arco. Al suono monotono di questo strumento musicale, cantano i montenegrini le loro canzoni, che sentono per lo più di fatti storici ed eroici, fors’anche alcuni spiegano i loro amori.
Cettigne è considerata la città più importante nella storia del Montenegro anche dal punto di vista culturale perché sede della prima tipografia e luogo dove furono aperte le prime scuole di questo paese. Nel 1910, quando il Montenegro divento un regno, a Cettigne fu stabilita la residenza del re Nikola I Petrovich, padre della regina Elena, sposa del re Vittorio Emanuele III.
Quasi cent’anni prima Biasoletto vi era risvegliato dai garriti delle rondini :
Non venni destato che dal garrulo canto delle rondinelle, che sull’albor del giorno rompeva per primo il silenzio della natura in quella vallata, accoppiato talora dall’urlo di canto di qualche lontano pastore, che pareva annunziare qual foriere lo spuntar del giorno. Balzai allora dal letto dovendo porre fra carta le piante raccolte il giorno prima durante la salita e disseccarle. - Un piacevole e antico passatempo, in realtà, che si accompagna a quello dell’erborizzare, già praticato da Rousseau, alla portata di quanti amino, come lo scrittore francese, passeggiare fantasticando per le campagne e i sentieri di montagna - Fatto ciò, venni tratto dal bel mattino alla finestra, donde mi misi a contemplare tutto solo la bella valle di Cettigne, la quale animata da un qualche raggio di sole, che furtivo toccava le più alte cime di quelle balze, colorandole d’un bel rosso di fuoco, mi compariva sorprendente. Questa valle piana, contorniata da una giogaia di creste rupestri per lo più ignude, isolate, coniche, spesso acute, inaccessibili….
Questa atmosfera ancor oggi si respira sull’altopiano di Cettigne, dove quella mattina del primo di giugno 1838, il re si affrettò ad uscire all’aperto per ritrarre il paesaggio,  visitare la chiesa (descritta compiutamente nel diario del botanico), le rustiche architetture, per abbandonarsi ancora al piacere di erborizzare, prima di ripartire per Budva, dove li attendeva il piroscafo per prendere la via del ritorno.
Più breve e mite  si presentava il percorso, tra pendii collinari e distese di prato, interrotto da soste alle sorgenti, e soprattutto dalla raccolta di fiori e tuberi (ranuncoli, trifogli, asfodeli…), fino a giungere, di villaggio in villaggio, in vista di Budua (Budva): Subito dopo si aperse a’ nostri occhi un ampio orizzonte…che nella discesa divenne sempre più ameno; il mare e le liete coste di Budua  ci si presentarono dinnanzi; i villaggi che incontravansi lungo la via avevano un certo numero di case regolari e ben fabbricate…

saxifraga friderici augusti

Saxifraga Friderici Augusti

La città di Budva è un delizioso piccolo centro dal clima mite e dai paesaggi mozzafiato, oggi assai animato per la presenza di molti giovani, raccolta tra la spiaggia e le vecchie mura, ora ben restaurate, di fianco alle quali un lungo molo offre i suoi pittoreschi ristorantini :
La piccola città di Budua (Butua e Butova) sta in una penisola, ed è cinta di mura, che vanno cadendo in rovina. Ha un castello posto al nord sopra un’altura, che domina la città ed il porto, qual è in parte rovinoso; il suo porto non si può dire che una rada, sicura pei piccoli bastimenti, protetta dai venti meridionali della vicina isola di S. Nicola, distante circa 200 klafter. La città ha 182 case e 170 famiglie, parte cattoliche, parte greche, due porte, una detta porta marina, l’altra porta di terra.

Budva

Budva

Budva è considerata una delle cittadine più antiche del Mediterraneo. Narrano le leggende che fu fondata dai fenici e si stima che risalga a più di 2.500 anni fa. Spiagge splendide, 270 giorni di sole, un gran numero di manifestazioni culturali sono sicuramente un motivo sufficiente per visitare questa località adriatica.
All’Est della città si trova la piccola isola di Sveti Stefan, città–albergo, che per la prima volta viene menzionata nel 1442. Secondo la leggenda, fu edificata grazie a un consistente bottino di guerra preso dalle navi turche ancorate nel Mediterraneo. Per la sua bellezza si distingue la città vecchia, come anche le spiagge di Milocer e Becici, classificate dagli esperti delle Nazioni Unite.
Mentre il piroscafo dei nostri viaggiatori, visitata la città, si allontana dal territorio montenegrino in direzione di Ragusa (Dubrovnik), deliziosa città veneta, che consigliamo di visitare a coloro che viaggiano sulle loro tracce, riferiremo le osservazioni di Biasoletto riguardo ai montenegrini:

 

 

baia di budva

Baia di Budva

I montenegrini sono d’origine slava, coraggiosi, robusti, provveduti d’un sistema fortissimo, dovuto facilmente alle dure abitudini della loro educazione, amanti della indipendenza, poco inciviliti, proclivi per la loro situazione politica, come pure per la condizione del loro paese piuttosto alla pastorizia, che all’agricoltura o alle arti e mestieri. Inviolabile è la loro promessa, la loro amicizia; franca e disinteressata la loro ospitalità.
Il botanico chiude con nostalgia il suo delizioso diario, nell’incanto di un’esperienza vissuta che la memoria trasforma già in leggenda.
Con piacere volgevansi gli occhi addietro a rivedere da lontano l’austerità di que’ luoghi visitati al Montenegro, luoghi meravigliosi, cotanto temuti, quasi dubitando se vera o no, fosse stata colà la nostra presenza.
Ma il suo viaggio, come ogni esperienza autentica tramandata dalla scrittura, si può rivivere e riscrivere mille volte ancora.

 

 
 
 

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