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Il diario del Pellegrino (XV Sec.)

  

 

Itinerario curato da Patrizia Pascazio 

 

Il 15 di maggio 1494, nei giorni della Pasqua Rosata, come allora era chiamata, Pietro Casola lascia Milano, dando inizio al suo viaggio. Ha desiderato da lungo tempo di andare in pellegrinaggio a Gerusalemme, e infine si decide a partire, e a vivere con appassionata curiosità, col gusto della scoperta dell’Altro, l’avventura della sua vita.
Dagli appunti ricaverà un diario, dando corpo al suo pellegrinaggio, che non si confonderà nell’oblio con l’esperienza di altre migliaia di esseri umani. Casola ne fisserà per sempre il ricordo, consegnato a un manoscritto del viaggio a Gerusalemme, sottratto da uno studioso dell’ottocento alla polvere delle carte di una biblioteca patrizia milanese.

 

 
Da quel diario balza fuori con tutta evidenza l’esistenza di un viaggio nel viaggio, di un primo inconfondibile tratto che costituisce un’esperienza a sé: il viaggio adriatico. E' questo l’itinerario proposto, sulle tracce di un pellegrino curioso e amante della vita. 
 
 Piazza S.Marco,incisione del 1490

Venezia: Piazza S.Marco, Incisione del 1490

 

Panoramica Del XVsec,Gallerie Vaticane
 Panoramica Di Venezia, XVsec., Gallerie Vaticane
Potrà essere realizzato per mare, come nell’esperienza originaria, anche se non si possiede una barca, grazie alle diverse compagnie che fittano imbarcazioni col marinaio per crociere nell’Adriatico, ma il percorso sarà ugualmente interessante se seguito in macchina lungo le coste, con la possibilità di integrarlo con puntate nell’interno, alla scoperta di luoghi affascinanti, e di raggiungere coi traghetti locali le isole lungo la costa. Ci troviamo di fronte alla prima esperienza storica di “viaggio organizzato”, pur tra rischi e avventure d’ogni genere. Da Venezia partono delle galee di armatori privati che, sotto il controllo della Serenissima, trasportano i pellegrini a Giaffa, dove sono presi in consegna da frati dell’Ordine francescano, che provvedono alle tappe della visita ai luoghi santi e ai rapporti  col mondo arabo.  Il viaggio adriatico si svolge invece in uno spazio familiare, condiviso, tra coste amiche, che si riconoscono partecipi di una comune civiltà.

 

 

Casola si imbarca a Venezia, e veleggiando lungo il golfo di Trieste (per il quale  proponiamo una prima tappa a Poreč (Parenzo), l’8 giugno arriva a Zadar (Zara):
 
Dominica a VIII de iunio, con la grazia de dio, a XI ore, zonsemo a Zarra…e con grande letitia, venendo de molte barchete, si montassemo tuti et andoromo a udire missa e, poi, se fece el disnare”.
 
Interno Basilica Eufrasiana
 
Porec: Basilica di Eufrasio

 

zara

Zadar, Veduta dal mare

Porta Terraferma (Zadar)
 
Zadar: Porta Terraferma
Nella sua alta cerchia di mura, difesa da una fortezza, Zara appare una ridente cittadina ben costruita e pavimentata:
 
È in piano, non tropo grande, ma tuta polita et ha belli edifitii. …ha belli muri in cerco e alti; novo casteleto da uno canto, assai in vista de forteza… Tuta la citade è solata de piastrelle vive, a uno certo modo che molti de li nostri milanesi, dico quilli hanno le podagre a li pedi, non la potrebbeno perambulare troppo aconcio”. 

 

Casola rileva le case e la centrale piazza quadrata (“una piazola quadra, inante al loco dove ministra rasone per li rectori”), ma soprattutto le molte chiese attirano la sua attenzione, come il convento di San Francesco, l’abazia benedettina di San Grisogono, la Cattedrale di Santa Anastasia (Sv. Stošija):
 
Sono stato in la sua giesia cathedrale, sub vocabulo de Santa Anaxtasia: è uno bello corpo de giesia, alta in el mezo, in forma de una galea, tuta una volta tonda e longa, pur de legname; et egli depento, per mano de boni magistri, el Testamento vegio.” 
 
 
Duomo di  Sant’Anastasia
 
Zadar: Cattedrale di Sant'Anastasia

 

 

Chiesa S.Simeone
 
Zadar: Chiesa di S.Simeone
In un’altra chiesa, quella di San Simeone, o meglio “de santo Symeone”, dotata di un’arca d’argento, dono di una regina d’Ungheria, dopo il canto dei vespri viene mostrata, quale eccezionale reliquia, il corpo intatto del santo. Cessato lo scirocco la galea fa vela, navigando “con poco de Garbino”, fra gli isolotti senza numero della Croazia che fronteggiano Zadar e lungo il canale, simile a un fiume, s’intravede tra gli scogli qualche rara abitazione, si acquista castrato e capretto, che ancora sono cibi caratteristici del Paese.
 

 

 

Dopo Šibenik (Sebenico), e l’emozione del pericolo di una secca, nell’andirivieni della navigazione, sospesa ai venti, si toccano molte isole e isolotti come quello di Sant’Andrea, disabitato e selvaggio, Vis (Lissa), dai vini rinomati, tra i quali si ricorda il vino bianco Vugava o Bugava, simbolo dell'isola, fertile, e famosa per la preparazione e il commercio delle sardine (oggi è famosa per la prelibata crostata di sardine); da mano sinistra Traù (Trogir) e Split (Spalato).

 

 

Veduta centro storico e cattedrale
 
Sibenik: Panoramica del Centro Storico e della Chiesa di S.Giacomo
La torre dell’orologio(1447)e la Loggia Pubblica(1308)
 
Traù: La Torre dell'Orologio (1447) e la Loggia Pubblica (1308)
Palazzo di Diocleziano(293d.C.-305d.C.)
 
Split: Palazzo di Diocleziano(305d.C.)

 

 

Lesna [si tratta dell'isola di Hvar (Lesina)] …è sopra dui monti, l’uno più alto da l’altro…agiunto perforteza e murata e va suxo acuto, como una lesna… Ma quela parte ch’è più abassa credo sii più antiqua e se chiamasse Fara, perché lì è la sua giesia episcopale…chiamata Santo Stefano [si tratta della cattedrale di Santo Stefano (Sv. Stjepan)]". 
Cattedrale di S.Stefano
 
Hvar: Cattedrale di Santo Stefano

 

 

Hvar antica

Hvar: Riproduzione Antica

 

anfiteatro
 
Hvar: Il Più Antico Anfiteatro Comunale
La città gli appare di forma triangolare, ben difesa aman dritta da un grande porto, e sugli altri due lati dalle montagne. In cima, a sinistra, c’è un castello, che sembra guardare, e proteggere la città, su tutto l’orizzonte marino. I pasti sono frugali, ma vi scorre abbondante il vino, rosso e corposo dei vigneti diffusi nell'isola. C’è un convento dei Francescani e Casola menziona, difatti, la chiesa Santa Maria delle Grazie (Gospa od Milosti), cui si raccomandano i marinai nelle tempeste:

…è sopra uno saxo bianco e cossì como si vole fare qualche edifitio, bisogna cavare el saxo.”
Ma è Korčula (Curzola), l’isola che pochi anni prima ha resistito eroicamente col suo popolo, e in particolare le sue donne, alle armate del re di Napoli, a suscitare tutta l’ammirazione del viaggiatore:
 
“…gionsemo a Corzula, citadella de Dalmatia, polita como una bella zoia…Pare dicta citadella, a la prima sia in piano, ma intrando in quella se monta a tuti le vie alquanto. Sono le vie scure e strete, ma solate de petre; è edificata sopra uno saxo, li sono de molte case edificate a la moderna…con petre bianche, como  marmori intagliati. A me parse in quello loco una maraviglia tante belle caxe”.
vaduta dal mare
 
Korcula: Veduta dal Mare
Anche qui il vino è ottimo e i vigneti numerosi, Casola vi consuma uno spuntino patriarcale, con pane caldo appena sfornato, annaffiato di buon vino, con fichi secchi e uva passa.
Ricomincia il viaggio, tra Melida o Mljet (Meleda), la suggestiva isola del miele, e Ston (Stagno ), la città delle saline, di cui s’intravede un campanile.
Veduta 2
 
Mijet (Meleda): Veduta
la bella cerchia muraria di Ston
 
Ston (Stagno): La Bella Cerchia Muraria

 

Carta antica
Carta Antica di Dubrovnik
Sul commercio del sale era fondata la ricchezza di Dubrovnik (Ragusa), la vicina città, prossima tappa del viaggio di Casola:  
 
E cossì sequitando el nostro camino, con bono vento, ziosemo a Ragusa, cità de Dalmatia, a le XX ore, e facesse scala, con grandi triumphi de bandere e signali de bombardele e trombar, concurrendo de molti Ragusei sopra la riva del porto e venendo de molte barche a la galea per levare li peregrini…E cossì smontorono…et andorono con grande desiderio de rinfrescarse in dicta citade de Ragusa”.

 

 

Marinai e pellegrini si affrettano, chi al grande mercato sulla piazza della città, luogo di scambio tra Oriente e Occidente, chi a “rinfrescarsi”, a cercare relax e il piacere della scoperta per le strade e i panorami  che si susseguono. Anche oggi la città offre le sue vie, i merletti delle sue architetture, dei suoi palazzi che si rispecchiano sull’Adriatico, le vedute della costa e degli isolotti che la fronteggiano, mercatini dove  acquistare oggetti dal sapore d’Oriente, e ancora spiagge nei suoi immediati dintorni, dove poter giungere con piccole imbarcazioni. Le belle insenature dell'isola di Lokrum si raggiungono partendono proprio dal porto vecchio di Ragusa. 
lo Stradun
 
Dubrovnik: Lo Stradun

 

 

cattedrale
 
Dubrovnik: La Cattedrale 
Alla città il diario del viaggio dedica molte pagine, di cui consigliamo la lettura integrale a chi voglia ripercorrerne le tracce, per riviverne la freschezza di sensazioni, il gusto dela scoperta di luoghi e persone, l’originaria esperienza di un’età in cui il viaggio è ancora rischio, avventura, contatto con un mondo nuovo e imprevisto, piacere e meraviglia: qualcosa che può essere recuperato, se ci si sottrae al “tutto previsto” dei viaggi pre-confezionati per una società di cui si vuole organizzare, con le emozioni e i pensieri, la vita:

Ragusa, in Dalmatia, sive Schiavonia, citade…bella in ogni conditione, siando sopra la ripa del mare, e fortissima de mure, precipue verso la terra ferma …Ha de molte torre et egli una, ad uno cantone verso terra ferma, maiore delle altre. Montai dicte mura con…. Da quella torre se vede benissimo el sito de dicta citade.”

 

Ripercorriamo col pellegrino la passeggiata sulle mura, e fermiamoci con lui a guardare, dal luogo della torre più alta, il panorama della città, a osservarne  il tracciato, misurando con interesse le stratificazioni e le aggiunte urbanistiche prodotte dal tempo sulla pianta originaria:
 

“A me pare sia essa citade triangulare da dui lati li bate el mare, la l’altra, pur terra firma, uno monte alto, e in el mezo piana. Una via comenza, intrando da la porta che vene dal porto et andando di longo, fin a la porta dove è el monastero de Santo Francesco.
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Dubrovnik: Carta del XII sec.
fontana di Onofrio
 
Dubrovnik: Fontana di Onofrio

Da l’uno lato e l’altro de ditta via, sono boteghe de ogni condicione…Li aspecti de le loro caxe sono belli…..La giesia maiore, …Nostra Dona, …è de fora de petre bianche, como marmoro; ha di fora uno corredore, facto con belle colunnelle per el quale si po’ andare in cerco a dicta giesia di fora Chiese, conventi, il castello fuori città, su un monte verso il mare, strade e piazze, in particolare il convento di San Francesco lo colpisce, sia per l’accoglienza cordiale che vi ricevono i viaggiatori, che per le sue bellezze architettoniche e artistiche, come le statue di argento e d’oro, il chiostro, i cinque stupendi volumi miniati del Salterio, i giardini a terrazze che lo sovrastano, piantati ad alberi da frutto, secondo il modello adriatico-mediterraneo:
 
Ha tra le altre cose tri zardini, l’uno più in alto cha l’altro, saltem de VIII scalini, forniti de pomeranze, de granati et altre cose digne, superchiano tuto el convento”.
E ancora Casola visita il monastero benedettino di Santa Maria situato su uno scoglio, un isolotto fuori della città (l'isola di Lokrum), locus amoenus, secondo la tradizione letteraria dei luoghi di delizie, coi suoi giardini bagnati dal mare. Gli uomini gli appaiono belli e cortesi coi viaggiatori, le donne bellissime, con vesti accollate e gioielli d’oro e di perle, camminare disinvolte nelle vie. La città è ricca di palazzi, come quello del governo con la sala dal soffito di oro e azzurro; ha un arsenale, un canale d’acqua dolce che alimenta mulini e pubbliche fontane, a porta San Francesco e nella piazza, con numerosi “bochelli” e getti d’acqua.
Nei dintorni, verso terra ferma,  ci sono numerose ville circondate da giardini “per andare a solazo”, ossia   per i piaceri della villegiatura, secondo il modello delle ville venete, e estesi vigneti per la produzione di “optime  malvasie“, (“megliore che  quele de Candia” attesta  come massima lode il Casola) e  “boni vini vermegli”, rossi e malvasie che ancora vi si producono, di cui è possibile fare scorta. Dato il grande afflusso di turisti, anzi di pellegrini, alla città, oggi come un tempo, vi affluiscono frutta e miele dalle campagne circostanti (vi era sviluppata anche la produzione della cera e del suo artigianato).
veduta
 
Isola di Lokrum: Veduta Panoramica
chiesa
 
Trebinje: Il Duomo
E nei dintorni suggeriamo un possibile allargamento dell’itinerario, varcando il confine della Croazia subito dopo Dubrovnik, alla boscosa Erzegovina, alle montagne che fanno da sfondo all’antica Ragusa, facendo tappa, a circa venti minuti d’auto, a Trebinje, in Bosnia Erzegovina. Negli allegri caffè sotto i suoi platani secolari o lungo il fiume che costeggia le mura della cittadella turca, si potrà consultare le carte e programmare una sosta di qualche giorno, alla ricerca del tempo perduto.
Qui il tempo sembra infatti essersi fermato, e il mancato sviluppo si trasforma in una risorsa per poterne costruire ora un modello a misura d’uomo, che parte dall’agricoltura biologica e e da antiche occupazioni come l’apicoltura e la pesca di lago. Subito a ritroso delle spiagge di Croazia e Montenegro, da raggiungere in brevissimi percorsi, vi troverete fra laghi e fiumi, dove sulle montagne (se non preferite i piccoli e buoni alberghi a bassissimo costo, di Trebinje e altre cittadine) troverete  ospitalità presso case di contadini e di pescatori di pesce d’acqua dolce, nei cui nuclei familiari è possibile assistere e partecipare alla produzione domestica di formaggi, vino, miele, acquavite e alla pesca di pesce.
il ponte antico
 
Trebinje: Il Ponte Antico
vaduta panoramica
 
Trebinje: Panoramica
Le case dei locali non sono situate in agglomerati urbani, bensì sono disseminate sul territorio in modo tale da offrire libertà e tranquillità alle persone ospitate. Grazie all’assoluta mancanza di un’industria pesante, il territorio è ecologicamente pulito e intatto, tanto che esistono alcune fonti d’acqua sorgiva dove le popolazioni locali si servono per l’approvigionamento idrico. E’ inoltre possibile praticare trekking, oppure semplicemente passeggiare lungo i canyon scavati dai fiumi e raccogliere la frutta di bosco tipica della locale. E’ anche possibile visitare e soggiornare presso monasteri cattolici e ortodossi e visitare le moschee, testimonianze di architettura orientale della dominazione ottomana dei luoghi.
Ma tornando col nostro pellegrino, spostiamoci con lui rapidamente a Budua (Budva) e Bar (Antivari) coi loro castelli, e Dulcino (Ulcinj), in Montenegro, ma allora considerati Albania, a ridosso del lago di Shkoder (Scutari), “Chi genera de terribili pessi, maximamente anguile de smensurata groseza”, che proponiamo di visitare, insieme alla città omonima, per la bellezza delle sue coste montenegrine e albanesi. Scutari, dominata dal suo castello, dal quale si gode la pittoresca vista della città, ancora mostra il suo antico legame con Venezia nel centro veneziano e nella fabbrica delle maschere, che si può visitare; è necessario invece richiedere un permesso per la visita dell’archivio fotografico Marrubi, che documenta gli antichi costumi del passato albanese. Da Scutari proseguiamo ancora, con Casola, nell’isola di Sasino Sazan, di fronte a Vlore (Valona), dove si visiteranno le rovine dell’antica Aulon (volendo spostarsi nei dintorni, si potranno vedere gli interessanti siti archeologici di Apollonia a Nord, e a Sud della vicina Gjirokastrës (Argirocastro)) e dove ha termine il viaggio adriatico per i pellegrini sulla rotta della Palestina.
 
Veduta del centro storico
 
Budva: Veduta del Centro Storico
Tavola del 1572
 
Budva: Riproduzione del 1572
 
 
 
 
 

 

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