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Viaggio al seguito di Isabella de Capua (XVI sec.)



 Itinerario curato da Rita Nicolì

Con il matrimonio tra Ferrante Gonzaga, Vicerè di Sicilia e governatore di Milano, e Isabella de Capua, Principessa di Molfetta e Signora di Guastalla, molti feudi vennero riuniti sotto il loro dominio. A quelli donati al governatore di Milano da Carlo V, si aggiunsero i vasti possedimenti di Isabella che, alla già considerevole eredità paterna, sommarono nel 1549, i numerosi feudi in Terra d'Otranto della madre Antonicca.
L'estate di quello stesso anno, la Principessa si mise in viaggio alla volta della Puglia per conoscere personalmente i suoi territori e le genti che lo abitavano. Vi proponiamo di ripercorrere con il nostro itinerario il tragitto che da Napoli la portò fino a Leuca.
Nel Cinquecento, gli spostamenti avvenivano sempre a cavallo, sfidando le condizioni atmosferiche di ogni stagione nonchè il pericolo di assalti ad opera dei briganti, cosa che effettivamente accadde anche ad Isabella nonostante la scorta armata che la seguiva.
I vari centri abitati erano isolati e distanti tra loro, la rete stradale era sostanzialmente quella romana che, nel corso del tempo, aveva subito danni in molti punti rendendo gli spostamente ancor più faticosi. Sappiamo tutto di questo articolato viaggio grazie alle lettere del segretario di Isabella, Luca Contile, cortigiano e letterato che la accompagnò  con il fine di comunicare quasi quotidianamente al marito quanto avveniva di volta in volta in ogni feudo.

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ISABELLA DE CAPUA

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LUCA CONTILE

 

 

Napoli, Porta Capuana
NAPOLI, PORTA CAPUANA

Nella prima lettera inviata a Ferrante, datata 26 maggio 1549, riferisce Contile: "fu la partita da Napoli de la signora eccellentissima bella vista per la copia incredibile de gentilhomini e sigori napoletani che l'accompagnaro sin fuora de la porta". Si trattava della Porta Capuana, disegnata da Giuliano da Maiano, fiancheggiata da due torri alle quali vennero dati i nomi di Onore e Virtù.

 

 

Da Napoli, una larga strada, una delle poche piane e agevoli del lungo itinerario, li avrebbe portati a Marliano (Marigliano). Il 30 giugno del 1532 il contado di Marigliano, insieme al ducato di Ariano, era stato donato a Ferranta Gonzaga direttamente da Carlo V. Vi consigliamo di visitare il palazzo ducale, trasformazione di un antico castello-fortezza la cui esistenza è attestata già in documenti del XII secolo. Oggi l'edificio, molto rimaneggiato, è sede dell'ordine delle Suore Vincenziana, qui però Isabella non si fermò essendo il suo viaggio iniziato solo da poche ore,  La prima sosta avvenne infatti nel castello di Faecchio (Faicchio), località che fu raggiunta addentrandosi nei monti dell'Appennino dove, attesta Contile, ebbe luogo lo spiacevole incontro con i briganti: si fecero intorno alla principessa e al suo seguito distribuiti in due gruppi di circa settanta uomini da una parte e centodieci dall'altra, tutti si spaventarono molto e fu la dama a dare animo e ad incoraggiare proprio chi avrebbe dovuto proteggerla. L'episodio si concluse fortunatamente bene perchè, non appena i malandrini si accorsero di avere davanti la principessa in persona, abbandonarono ogni cattiva intenzione.

 

 

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INGRESSO DEL CASTELLO DI FAICCHIO
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SCAVI ARCHEOLOGICI DI SEPINO

Il Castello di Faicchio, denominato nei documenti di investitura feudale "Rocca Nuova", sorge su uno sperone di roccia che domina la valle del Titerno. Questa posizione estramamente strategica ha indotto molti archeologi a supporre che la primigenia costruzione della fortezza possa risalire addirittura all'epoca sannita (VI sec. a C.). Le quattro torri cilindriche, il cortile interno, la sala delle armature e la cappella, restaurate con interventi significativi nel 1600, sono tutt'oggi visitabili. 
Il viaggio riprese fino a Sopino (Sepino), questa località è oggi un importante sito archeologico (sito archeologico di Altilia) ma purtroppo non c'è più il castello in cui la dama fu ospitata. Nella provincia di Campobasso, questa citta sorge all'incrocio di due importanti strade: il tratturo Pescasseroli-Candela attraversato dalle greggi transumanti nei loro spostamenti stagionali, e l'altra che scende dal Matese e continua in direzione della fascia costiera. Se arriverete a Sepino al tramonto vi potreste imbattere proprio nelle greggi che tornano dal pascolo e passano tra le colonne dei siti archeologici. Chi ha fatto questa esperienza garantisce che l'immagine che vedrete sembrerà quella di un quadro settecentesco, con le suggestioni dei colori accesi del sole al tramonto, le rovine che proiettano lunghe ombre e gli animali che placidamente tornano alle stalle seguendo il pastore.

 

 

 

Da Sepino Isabella e il suo seguito raggiunsero Campobasso. La città ospitò la Signora per alcuni giorni all'interno del castello che ancora oggi domina, da una altura, la città.
Attraversando i sentieri dell'Appennino, Isabella giunse a Serra (Serracapriola), il cui intero feudo fu donato nel 1495 da Ferrante d'Aragona ad Andrea de Capua. Oltre al Castello in cui pernottarono la dama e quanti l'accompagnavano, vi consigliamo di visitare la chiesa di Santa Maria in Silvis, primo edificio sacro attorno al quale poi si è sviluppato il centro cittadino, ed anche i boschi verdeggianti che ricoprono i colli attorno alla città.

 

Il tragitto che da Serracapriola portò i viaggiatori a Foggia venne fatto sempre rigorosamente a cavallo e soprattutto nelle ore notturne, per evitare la calura estiva del giorno. A Foggia, Isabella   fu ospitata da Francesco Braida nella sua villa (oggi Masseria Castiglione) ed oltre questa ed altre antiche dimore, mirabilmente ristrutturate, sono degni di mensione altri monumenti della più settentrionale provincia pugliese ad esempio la Cattedrale che venne fatta edificare nell'XI secolo dal normanno Roberto di Guiscardo o l'enigmatica Chiesa delle Croci, che sorge all'incrocio degli antichi tratturi, ed ancora il settecentesco Palazzo Dogana e l'Arco di Federico II, unico resto dell'antica residenza imperiale.

 

Foggia, Veduta della villa
FOGGIA

 
 

 

 

cerignola
IMMAGINE ANTICA DI CERIGNOLA

La tappa successiva fu Cirignola (Cerignola). Questa località, che oggi è un importante centro agricolo dell Capitanata, era feudo della famiglia Caracciolo dal 1418. Scrive Contile, nella lettera di resoconto del 26 giugno, che a Cerignola alloggiarono nella Rocca dove trovarono sollievo alla calura estiva. Oggi l'edificio, che come molti altri fu danneggiato seriamente nel terremoto del 1731, ospita gli uffici della Guardia di Finanza. 

 

 

 


duomo di barletta
DUOMO DI BARLETTA

trani, cattedrale
CATTEDRALE DI TRANI

Proseguendo lungo la costa adriatica, il giorno del Corpus Domini, Isabella giunse a Barletta "e venne il marchese di Polignano co' il Signor Gianantonio suo zio a la rincontra co' molti cavalli e fu la Signora ricevuta dal detto signor Gianantonio in casa sua dove si stette con ogni sorta d'abbondanza e comodità di frutti e di frescure". La principessa e il suo Segretario lasciarono Barletta il giorno dopo, spari d'artiglieria li accompagnarono fino a Trani .
Contile, raccontando nei dettagli le festose modalità con cui le popolazioni locali accolgono Isabella al suo arrivo e la salutano alla partenza, si abbandona a toni di compiaciuto entusiasmo col fine di rassicurare il destinatario Ferrante il quale avrebbe potuto da ciò valutare la qualità del rapporto stabilito tra la dama, che in  quella sede rappresentava gli stessi Gonzaga, e i suoi feudatari. Nel cuore della notte fu raggiunta Molfetta, in questa città non c'era un palazzo di proprietà dei Gonzaga, si può solo supporre che la dama venne fatta alloggiare in un palazzo posto "intra moenia", cioè nel nucleo storico di Molfetta, forse il Palazzo del Governatore. Oggi Molfetta è una delle città portuali più importanti dell'Adriatico e consigliamo di visitarla partendo dal nucleo antico che si sviluppa su un promontorio presso il porto ed è organizzato in una via principale attraversata da sette strade secondarie.

 

 

 

molfetta
PORTO DI MOLFETTA

 

molfetta sera
NOTTURNO DEL PORTO DI MOLFETTA

 

 

A Giovinazzo, contado ereditato da parte paterna, Isabella e il suo Segretario furono il 12 luglio e ripassarono da qui il 31 agosto nel viaggio di ritorno. Questa città era particolarmente cara a Isabella e lo era stata anche a sua madre Antonicca la quale fece restaurare il convento delle benedettine. Con la vicina Molfetta c'erano pessimi rapporti, Contile scrive che la Signora dovette sbrigare "molti negozi che c'hanno faccia d'inquietudine in queste due città", probabilmente si trattava di questioni che riguardavano i confini territoriali delle due città del feudo e per i quali i proprietari terrieri spesso scendevano a contese chiamando i Signori ad arbitrare le loro dispute.

giovinazzo
GIOVINAZZO

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SCORCIO DEL PORTO DI GIOVINAZZO

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DOLMEN DI SAN SILVTRO


Giovinazzo oggi un centro agricolo importante nella provincia barese, per visitare la sua parte più antica vi consigliamo di partire dalla centralissima piazza Vittorio Emanuele II su cui si affacciano palazzi edificati però successivamente al passaggio di Isabella, e di proseguire verso il borgo storico passando sotto la porta di Traiano i cui archi poggiano su quattro miliari dell'antica via Traiana. Vedrete alla vostra sinistra il bastione dell'antica cinta muraria aragonese. Proseguendo lungo la via omonima si giunge alla Cattedrale edificata nel XII secolo e alle cui spalle troverete i palazzi più antichi della città come il cinquecentesco palazzo Saraceno e palazzo Dannanno del XIV secolo.Una piccola escursione di  6 Km vi permetterà, previa prenotazione, di visitare il famoso Dolmen di San Silvestro.

 

 

 

"Sabbato che fumo a 13 dintorno a 18 hore, si partì la Signora de Giovenazzo (...). Nè ci trovamo da Giovenazzo apena sei miglia lontani che venne tutto Bari  co' il Governatore ala rincontra. A hore 22 arrivossi (...) ". Nuovamente spari di artiglieria annunciarono l'arrivo della Principessa, Bari accolse con grande entusiasmo l'illustre dama che con grande devozione si raccolse in preghiera per ben due ore davanti alla reliquia di San Nicolò.

 
 

 

 

bari,san nicola

Bari, tela di M. Pepe, 1838
BARI

 

 

 

 

 

Il 14 luglio giunsero a Mola dove il Marchese di Polignano organizzò per la donna una accoglienza assolutamente memorabile: " si scoperse una imboscata di 200 fanti benissimo armati, e scaramucciaro co' ottanta cavalli, e per un quinto d'hora fu bellissima vista e la Signora ne prese grandissimo piacere". Gaspare Toraldo e la sua famiglia furono ossequiosi oltre misura con i Gonzaga e la loro ambasciatrice: lo spazio urbano fu profondamente trasformato con archi, luminarie e statue, e queste sbalorditive strutture, edificate con assoluta magnificenza, diventarono l'elemento catalizzatore della descriptio di Contile. 
"Questa fortezza è come in triangolo, ma due terrazzi verso la terra la fano parer quadra, tal che, se ben no' me n'intendo; la stimo onespugnabile e per la muraglia e per il sito e per la monizione." Con queste parole Contile descrive a Ferrante il Castello Angioino di Mola, selezionando le caratteristiche del luogo che al suo Signore, valoroso militare, potevano interessare. Del Castello, in segno di omaggio, furono donate le chiavi ad Isabella. La fortezza fu fatta costruire da Carlo d'Angiò nel 1277 ma le difese che Isabelle e Contile dovettero ammirare, visibili ancora oggi, furono opera di Carlo V che così trasformò il Castello in uno dei più significativi esempi di architettura militare del meridione. Particolarmente suggestivo a Mola è il centro storico, nel cuore del borgo medievale, che ha preso in prestito nel corso dei secoli elementi dell'architettura dalmata, la terra slava con cui i pescatori e i commercianti hanno avuto da sempre scambi e contatti.

 

mola castello
CASTELLO DI MOLA

mola mare
PORTO DI MOLA

 

 

monopoli
MONOPOLI

"Di lì ci partimmo lunedì a 19 hore, e a le 24 arrivammo a Monopoli, e il Governatore con il Vescovo e con molti della città venne a la rincontra, nè cessò l'artiglieria secondo il solito di molti altri luochi passati. La mattina di buon' hora partimmo e giognemo ad Astuna". Ad Ostuni fu il vescovo Pietro Bovi a farsi carico dell'ospità della Signora, la città era feudo di Bona Sforza, cugina acquisita di Isabella ed esattamente come accade oggi a qualunque viaggiatore, la città suggestionò sicuramente molto, apparendo bianca sulla cima del colle, ultimo lembo della Murgia meridionale, circondata da ulivi.


ostuni

OSTUNI

ostuni

 

 

mesagne, castello
CASTELLO DI MESAGNE

La sosta successiva fu a Mesagne, raggiunta dopo il breve viaggio fatto ancora una volta al buio delle ore precedenti l'alba, per schivare la calura estiva. Signore di Mesagne era Ferdinando Beltramo che ospitò la dama nel castello, passato da luogo di difesa a dimora signorile proprio nel XIII secolo, fatto costruire da Giovanni Antonio Orsini del Balzo. Oggi, al primo piano, le ampie sale in cui quell'estate fu organizzato il ricevimento in onore di Isabella, sono vuote e spesso ospitano mostre sia fotografiche che pittoriche.

 

 

 


lecce,santa croce
LECCE, ROSONE DI SANTA CROCE

Lecce, Particolare della Chiesa di S.Croce
DETTAGLIO  DI SANTA CROCE

Sei miglia più a sud c'era Lecce ad attendere i viaggiatori: "prometto a Vostra Eccellenza che la gente, che venne ad incontrarci a Leccio, passava 400 huomini, e ciascuno s'era sforzato di sfoggiare. L'artiglieria fioccava di sorte che tremava la terra." Alloggiarono a Torre del Parco, cosruzione a pianta circolare oggi inglobata nella città ma che nel 1549 era "fuora de la Porta un quarto di miglio". Tutto il complesso della Torre era stato fatto edificare dal figlio di Raimondello del Balzo, la torre vera e proprio è alta 23 metri, nel 1419 nel fossato venivano allevati gli orsi, simbolo della famiglia. Dopo la morte di Giovanni Antonio divenne dimora dei vari vicerè spagnoli che si alternarono nel dominio di Lecce. 


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TORRE DEL PARCO

 

 

 

 

A circa 30 km da Lecce, nell'entroterra, si trova Scorrano, paese posto a quasi 100 metri sopra il livello del mare. Qui furono ospitati nel Castello della famiglia Orsini, ed entrarono nel centro cittadino passando sotto Porta Terra, o Porta di Santa Domenica, oggi unica testimonianza dell'antica cinta muraria che proteggeva la città e risalente al 1595. Isabella percorse quella che oggi è via Umberto I e che potrebbe essere identificata con un "decumanus maximus".
Un temporale estivo alleviò nei giorni di soggiorno a Scorrano la sofferenza dei viaggiatori streamati dal caldo, Isabella sembrò rinvigorirsi tanto da desiderare passeggiare tra gli uliveti e le campagne attorno al paese.
A Specchia, da cui Contile non scrisse volendo relazionare più giornate in un unica lettera che partì da Alessano il 10 agosto, Isabella si fermò veramente poco ed alloggiò nel palazzo marchesale, edificato nel XV secolo ed appartenuto ad importanti famiglie fino alla definitiva estinzione del feudalesimo, dai del Balzo ai de Capua, ai Gonzaga, ai Brajda. Si devono ai Protonobilissimi marchesi di Specchia, nei secoli XVI e XVII, gli interventi di trasformazione da castello a palazzo marchesale. Questa splendida dimora è ubicata sulla parte orientale dell'attuale Piazza del Popolo.

 

 

Più lungo fu il soggiorno ad Alessano e nel castello di Montesardo, frazione di Alessano, "ove stè qualche di per il molto fresco". Il castello, a pianta quadrata, era stato edificato infatti nella parte più elevata della città.
Nei secoli XV e XVI il comune di Alessano visse la sua stagione di massimo splendore. Durante la signoria di importanti famiglie nobiliari, quali appunto i del Balzo, i de Capua, i Gonzaga, ma anche i Guarini, i della Ratta, gli Ayerbo d'Aragona, la città divenne un centro commerciale di rilievo tanto da catalizzare l'attenzione di ricchi commercianti provenienti dal veneto che qui si stabilirono. Furono gli anni in cui nel centro urbano vennero edificati palazzi di pregio ancora oggi visitabili

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PALAZZO SANGIOVANNI ALESSANO

 

 

 

Il palazzo ducale che ospitò Isabella era, durante il governo dei Gonzaga, oltre che una signorile residenza, anche un vivace centro culturale. La facciata rinascimentale così come era alla metà del Cinquecento, purtroppo, non è più visibile dall'esterno a causa dei numerosi rimaneggiamenti di edilizia. In questa cittadina la Principessa e il Segretario sostarono qualche giorno in più anche per fare fronte a problemi di insofferenza dei vassalli i quali, pressati dalle tasse nonchè dai soprusi di un maggiordomo di Terra d'Otranto, avevano abbandonato il feudo.

 

 

 


Appagati i vassalli nel loro desiderio di giustizia, il viaggio proseguì alla volta di Castro per una visita breve richiesta con pressanti preghiere del conte Antonio Gattinara, che ospitò la dama in un appartemento nella torre del castello. A chi desiderasse visitare Castro, fregiata del titolo di "Perla del Salento", consigliamo una sosta ben più lunga. Questa località, il cui nome ricorda le sue antiche origini di accampamento, presenta un centro storico dall'aspetto del tipico borgo medievale edificato su una "serra" a circa 100 metri sopra il livello del mare. Il castello aragonese che si trova all'interno di esso, risale al XIII secolo ed è attualmente in  restauro. 
La parte bassa della città, Castro Marina, è adagiata in una baia naturale protetta dai venti. In questo tratto di costa, tra Otranto e il capo di Leuca, il mare ha colori intensi e spesso cangianti, dovuti alle correnti che si incontrano e alle caratteristiche del fondale. La costa, ora alta e aspra, ora bassa e frastagliata, è ricca di storiche grotte di grande interesse naturalistico, visitabili con escursioni gionaliere in tutti i periodi dell'anno.

castro grotta zinzulusa
CASTRO, GROTTA DELLA ZINZULUSA

veduta di porto badisco
LITORANEA PER CASTRO: PORTO BADISCO

 

 leuca
VEDUTA AEREA DI LEUCA


Dopo la breve sosta a Castro, dice il Contile che la Signora volle "andare a la perdonanza di Leucapetra S. Maria finibus terrae". A Santa Maria di Leuca, propaggine estrema di Puglia, la religiosissima Isabella si raccolse in preghiera davanti alla statua della Madonna col Bambino. La storia di questo dipinto ha veramente del miracoloso:  la tela fu commissionata da monsignor Giacomo del Balzo a Jacopo Palma il giovane, allievo di Tiziano, nel 1625, essa  finì nelle fiamme appiccate dai turchi durante una incursione, ma si narra che quando il fuoco arrivò a lambire i volti della Madonna e del Bambino, si spense miracolosamente. La devozione dei fedeli verso la Madonna ha origine antichissime, forse risalenti all'anno 365, quando un gruppo di pescatori uscì indenne dal mare in burrasca, evento che venne interpretato come un miracolo. Da allora il Santuario, edificato sulle antiche rovine di un tempio dedicato a Minerva, divenne meta di chiunque volesse raccomandarsi alla Madonna prima di affrontare il mare, lì sostarono in preghiera anche tanti crociati prima di salpare per Terrasanta. La chiesa così come appare oggi fu in realtà costruita tra il 1720 e il 1755. L'interno del santuario presenta un'unica navata e il dipinto della Madonna col Bambino è posto sull'altare maggiore. Nel 1990 il Santuario è stato eletto Basilica minore. Nel piazzale antistante, da cui la vista del mare e del porto di Leuca è assolutamente ineguagliabile, sorge la Croce monumentale, opera eretta nel 1901.


 

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SANTUARIO DI LEUCA

 



Il 20 agosto la Signora fu ad Otranto il cui arcivescovo era un suo nipote, Pietro Antonio de Capua, qui " fu dala università accarezzata molto e presentata e di frutti e d'ogni altra cosa da vivere, no' che per un giorno, ma per quattro", Contile, i due emblemi assoluti della città, ripetutamente attaccata da Turchi, sono la Cattedrale e il Castello.
Il viaggio era ormai terminato, dopo la visita ad Otranto cominciò il ritorno dell'estenuante visista di Isabella alle sue terre.

Otranto, castello
CASTELLO DI OTRANTO


Otranto moderna
OTRANTO


otranto antica
ANTICA IMMAGINE DI OTRANTO


 Le città in cui si fermò furono pressocchè le stesse dell'andata, esclusa qualche variante, Brindisi ad esempio. Qui la Principessa sostò ospite del vescovo e volle visistare il porto "e quel Castello di sorte che saprà dare raguaglio di molte cose militari" a Ferrante. "Benigna e amorevole padrona" aveva dato udienza a tutti, nobili e contadini bisognosi di giustizia, tenendo il ritmo incalzante di ricevimenti, udienze ufficiali, e disagiati spostamenti. Aveva saputo valutare in modo critico quanto interessava al marito dimostrando di saper sommare alle doti umane anche competenze politiche e militari.

Brindisi, panorama
PORTO DI BRINDISI


Contile con le sue lettere svolse magistralmente il suo compito attestando con stile realistico le modalità con cui  ad ogni arrivo e a dogni partenza la festosità del popolo accoglieva e salutava i viaggiatori.
Questo viaggio che abbiamo in parte ripercorso si concluse alla metà di settembre di quel lontano 1549. Chi voglia seguire la Principessa e il Segretario nel loro rientro può farlo leggendo le vivaci lettere di Contile, collocabili nel variegato panorama della letteratura di viaggio come testimonianza diretta, riportate per intero nella nostra biblioteca.

 

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