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Alvaro, Corrado (1895 - 1956)


Alvaro, Corrado (1895 - 1956)

1895

XX

M

Corrado Alvaro nasce il 15 aprile 1895 a San Luca (Reggio Calabria), piccolo paese sul versante Jonico dell'Aspromonte, primogenito dei sei figli di Antonio e di Antonia Giampaolo. Il padre, maestro elementare, è fondatore di una scuola serale per contadini e pastori analfalbeti; la madre proviene da una famiglia della media borghesia. A San Luca trascorre un'infanzia felice, ricevendo la prima istruzione dal padre e da un vecchio maestro del luogo. Nelle ore sere d'inverno accanto al camino ascoltava il padre leggere alla madre gli autori prediletti: Manzoni, d'Azeglio, Balzac e Astriani. "Avevo passato dieci anni in quel mucchio di case presso il fiume, sulla balza aspra circondata di colli dolcissimi digradanti verso il mare, i primi dieci anni della mia vita, e pure essi furono i miei più vasti e luoghi e popolati" (da Memoria e vita). Terminate le scuole elementari, è mandato a proseguire gli studi, come esterno, al prestigioso collegio di Mandragone, a Frascati, scuola retta dai Gesuiti. Nel 1907 sono ospiti dello stesso collegio i fratelli Beniamino e Guglielmo. Studia e comincia a scrivere poesie e racconti. Come egli stesso riferirà, viene espulso dal collegio, dopo i primi anni di ginnasio, perché sorpreso a leggere testi considerati proibiti (come l'Intermezzo di rime di D'Annunzio). Obbligato a cambiare scuola, è mandato nel collegio di Amelia, in provincia di Perugia, dove termina il ginnasio. Approda infine al Liceo "Gallupi" di Catanzaro, vivendo dapprima come ospite del convitto Tubelli. Tra i suoi compagni di scuola Umberto Bosco. Esordisce con un opuscolo dedicato a Polsi nell'arte, nella leggenda e nella storia (1912), saggio che porta in calce la firma "Corrado Alvaro. Studente liceale." Nel gennaio del 1915 è chiamato alle armi. E' assegnato a Firenze, a un reggimento di fanteria, e segue il corso allievi ufficiali nell'Accademia militare di Modena, uscendone con il grado di sottotenente. All'inizio di settembre si trova in zona di guerra. A novembre è in prima linea, viene ferito alle braccia (il destro non guarirà mai completamente) sul Monte Sei Busi, nella zona di San Michele del Carso. Sarà decorato con medaglia d'argento. Nel 1917 escono intanto a Roma le Poesie grigioverdi. L' 8 aprile 1918 sposa la bolognese Laura Babini, conosciuta durante la guerra, allora impiegata come ragioniera, più tardi come traduttrice dall'inglese. Un anno e mezzo dopo il matrimonio si trasferisce a Milano, con la famiglia (nel frattempo gli è nato il figlio Massimo): viene assunto al "Corriere della Sera" di Luigi Albertini. Nel corso del 1930 pubblica le raccolte di racconti Gente in Aspromonte (Le Monnier), La signora dell'isola (Carabba) e il romanzo Vent'anni (Treves) che gli valgono poi il premio letterario "La Stampa". Nel gennaio del 1941 torna per l'ultima volta a San Luca per i funerali del padre. Tornerà più volte a Caraffa del Bianco (RC) per far visita alla madre e al fratello don Massimo, parroco del paese. Dal 25 luglio all'8 settembre 1943 assume la direzione del "Popolo di Roma". In seguito all'occupazione tedesca della città, colpito da mandato di cattura, si rifugia a Chieti, sotto il falso nome di Guido Giorgi, e vive dando lezioni di inglese. L'amico che ne aveva favorito la fuga mantiene i contatti tra lui e la moglie, rimasta a Roma. Nel giugno del 1944 ritorna a Roma. Viene a sapere che il figlio è stato fatto prigioniero in Jugoslavia, poi che è con i partigiani nei dintorni di Bologna. Nell'autunno di quell'anno fonda, con Francesco Jovine e Libero Bigiaretti, il Sindacato nazionale degli scrittori, di cui è segretario fino alla morte. Vive e lavora tra Roma, nell'appartamento in Piazza di Spagna, con terrazzo sulla scalinata di Trinità dei Monti, e Vallerano, in provincia di Viterbo, ai piedi dei Monti Cimini, dove ha una grande casa in mezzo alla campagna. Nell'autunno esce Quasi una vita (Bompiani) che raccoglie pagine di diario tra il 1927 e il 1947. Con questo libro vince il Premio Strega 1951 superando in finale Mario Soldati, Carlo Levi e Alberto Moravia. Nel 1954 deve sottoporsi a un intervento chirurgico per un tumore addominale, inizialmente creduto benigno. Il 20 aprile 1956 esce sul "Corriere della Sera" il suo ultimo articolo. Aggravatisi la malattia, che colpisce ora i polmoni, muore a Roma nella sua abitazione il mattino dell'11 giugno 1956, lasciando alcuni romanzi incompiuti e vari altri inediti. La cerimonia funebre, nella chiesa romana di Santa Maria delle Fratte, è officiata dal fratello don Massimo. E' sepolto nel cimitero di Vallerano.



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