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La Pira, Giorgio (1904 - 1977)


La Pira, Giorgio (1904 - 1977)

1904

XX

M

Giorgio La Pira, primogenito di una famiglia di umili condizioni, nasce il 9 gennaio 1904 a Pozzallo (RG), in Sicilia. Si diploma Ragioneria e poi si laurea in Giurisprudenza. Nel 1925 si trasferisce a Firenze su invito del prof. Betti suo docente; in seguito, nel capoluogo toscano, diventa docente di Diritto romano. Tra il 1929 ed il 1939 svolge un’intensa attività di studio e di ricerca. Entra in contatto con l’Università Cattolica di Milano, avendo così l’opportunità di maturare la conoscenza e l’amicizia con padre Gemelli e con Giuseppe Lazzati. Nel 1933 ottiene la Cattedra di "Istituzioni di Diritto Romano". Si impegna nell’Azione Cattolica fiorentina e lavora con zelo nell’opera di apostolato in zone particolarmente “difficili” dell’empolese. In quegli anni approfondisce l’amicizia con il cardinale Dalla Costa, arcivescovo di Firenze, dal quale impara il gusto per la lettura biblica, strumento privilegiato per leggere il presente. Nel 1939 fonda e dirige la rivista “Principi”, rivista che vuole sottolineare e difendere il valore della persona umana e della libertà. Il regime ne vieta la pubblicazione e La Pira è costretto a nascondersi. Nel 1944 tiene all’Ateneo Lateranense - su iniziativa dell’Istituto Cattolico Attività Sociali - un corso di lezioni, che poi l’anno successivo vengono pubblicate con il titolo “Le premesse della politica”. Liberata Firenze l’11 agosto 1944, La Pira torna all’insegnamento universitario. Inizia a studiare e ad approfondire la cultura cattolica francese e l’economia anglosassone; sostiene il diritto universale al lavoro e l’accesso generalizzato alla proprietà. Il risultato di questo periodo di studio e riflessione è un testo noto: “La nostra vocazione sociale: valore della persona umana”. L'anno successivo viene eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1947, insieme a Dossetti, Fanfani e Lazzati, dà vita a “Cronache sociali”. Durante la fase costituente lavora nella “Commissione dei 75”, offrendo il proprio contributo per la formulazione dei principi fondamentali, che richiamano in maniera esplicita la prospettiva personalista. Nel 1951 diventa sindaco di Firenze; ricopre tale carica, salvo brevi interruzioni, fino al 1965. Lavora instancabilmente per il bene comune, dando prova dell’urgenza di tradurre in azioni concrete i principi non solo costituzionali, ma anche le istanze avanzate l’anno prima nel celebre saggio, apparso su “Cronache Sociali”, dal titolo “Le attese della povera gente”, in cui sostiene la necessità e la possibilità di garantire a tutti un lavoro ed una casa. La sua opera di sindaco è segnata da pregevoli realizzazioni amministrative e da straordinarie, quanto necessarie, iniziative di carattere politico e sociale: vengono ricostruiti i ponti Alle Grazie, Vespucci e Santa Trinità distrutti dalla guerra; viene creato il quartiere-satellite dell’Isolotto; si costruiscono, in varie zone della periferia, moltissime case popolari; si riedifica il nuovo Teatro Comunale; si realizza la Centrale del Latte. Si mobilita per difendere il diritto all’occupazione di duemila operai fiorentini. Con spirito audace e profetico promuove innumerevoli iniziative di pace, suscitando nella città di Firenze una vocazione alla dimensione mondiale. Promuove i "Convegni per la pace e la civiltà cristiana", che si svolsero dal 1952 al 1956 e che videro la partecipazione di uomini di cultura di tutto il mondo. Nel 1955 i sindaci delle capitali del mondo siglano un patto di amicizia a Palazzo Vecchio. Nel 1958 dà vita ai Colloqui Mediterranei, favorendo l’incontro tra arabi ed israeliani. Nel 1966 si ritira dalla scena pubblica, ma continua a lavorare per la pace e per il dialogo tra i popoli. Muore a Firenze il 5 novembre 1977, in un “sabato senza vespri” così come aveva desiderato. Il 9 gennaio 1986 è iniziato il processo di beatificazione.



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