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Contile, Luca


Contile, Luca

1505

XVI

M


Luca Contile apparteneva a una famiglia aristocratica ma decaduta che, pur nelle limitate possibilità economiche, gli permise di avviare studi umanistici, prima a Siena e successivamente a Bologna, studi che egli però interruppe per entrare al servizio di ecclesiastici e principi.Iniziò così un periodo di incontri e viaggi che gli permisero di partecipare attivamente alla vita culturale non solo italiana ma anche europea; le sue opere possono pertanto essere considerate lo specchio della vita cortigiana del XVI secolo. Dal 1527 al 1542 fu al servizio del cardinale Agostino Trivulzio a Roma, città che lo entusiasmo e dove prese parte attiva all'Accademia della Virtù, un circolo di cui fecero parte fra gli altri Annibale Caro, Marc'Antonio Flaminio e Francesco Molza. Nel 1542, lasciato il cardinal Trivulzio fu al servizio di Alfonso d'Avalos, marchese di Vasto, per conto del quale si recò in missione diplomatica a Worms. Morto il marchese nel 1546, restò al servizio della vedova Maria d'Aragona fino al marzo 1548, anno in cui fu assunto da Ferrante Gonzaga, governatore di Milano, per conto del quale svolse missioni diplomatiche fino in Polonia. Nel 1549, in un lungo viaggio che documentò con cura nelle sue lettere, accompagnò la moglie del governatore, Isabella de Capua, nel Regno di Napoli, fino all'estremo capo di Leuca. Nel 1551, i rapporti con il governatore di Milano si incrinarono, non si conoscono i motivi ma alcune lettere di scuse inviate dal segretario al Gonzaga rimasero senza alcuna risposta.Contile passò alle dipendenze dell'arcivescovo di Trento Cristoforo Madruzzo. Fu poi per qualche tempo a Venezia, al servizio del generale veneziano Sforza Pallavicino da Fiorenzuola, in questo periodo fu stipendiato anche dal duca di Parma Ottavio Farnese. Tornato a Milano nel 1560 presso gli Avalos, su raccomandazione del duca di Pescara nel 1562 fu nominato commissario a Pavia, città dove rimase fino alla morte dedicandosi ai suoi studi e partecipando attivamente all'Accademia degli Affidati in cui era entrato assumendo lo pseudonimo di Guidato. A parte le numerose lettere inviate di volta in volta ai suoi signori e conservate presso l'Archivio di Stato di Parma, restano di Contile alcune opere in versi, fra cui due egloghe allegoriche di carattere encomiastico (la Nice e l'Agia), una raccolta di contenuto politico (Le sei sorelle di Marte che propugnava un'alleanza fra la Repubblica di Venezia e il regno di Spagna di Filippo II) e delle Rime sul modello del Petrarca di scarso valore ma che che vennero tuttavia ammirate da Francesco Patrizi, tre commedie (Cesarea Gonzaga, Trinozza e Pescara, quest'ultima intitolata dapprima l'Amicizia)ed alcuni Dialoghi spirituali; opere di storia (l'Istoria de' fatti di Cesare Maggi da Napoli, sulle guerre in Italia nella prima metà del '500 e l'Istoria delle cose occorse nel Regno d'Inghilterra dopo la morte d'Odoardo VI, pubblicata tuttavia a firma di Giulio Raviglio Rosso a Venezia nel 1558). Di maggiore spessore è il Saggio sopra le imprese. Le "imprese" erano dei motti, spesso incomprensibili, che nel XVI secolo si mettevano sugli stemmi. La moda venne portata in Italia dai francesi e ad essa ne seguì un'altra di carattere questa volta letterario consistente appunto nel tentivo di interpretare questi motti e ricostruirne la storia.



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