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Ruskin, John (1819-1900)


Ruskin, John (1819-1900)

1819

XIX

M

Scrittore e critico d'arte inglese (Londra 1819 - Brantwood, Cumberland, 1900). Figlio di ricchi genitori, fu educato nei principi di un rigido protestantesimo, e studiò privatamente fino all'ingresso all'Università di Oxford, dove si laureò nel 1842. Già in alcuni articoli del 1837 (La poesia dell'architettura), apparsi sotto pseudonimo sull'Architectural Magazine, Ruskin si mostrò vicino alle idee di Pugin, riprendendone tesi tipiche del gothic revival. Determinante però fu l'incontro con Turner (1840), che gli ispirò il primo volume dei Modern Painters (1843), appassionata difesa della sua arte e della pittura moderna nei confronti degli autori antichi, oggetto di vivaci polemiche. L'interesse per l'architettura tornò subito prevalente nelle due fondamentali opere successive, The Seven Lamps of Architecture (1849) e The Stones of Venice (1851-53), frutto quest'ultima del soggiorno nella città italiana nel 1851-52, e contenente quel capitolo sulla Natura del Gotico, basilare per la poetica di Ruskin e destinato a esercitare un largo influsso in Gran Bretagna. L'esaltazione del gotico, condotta da Ruskin con finissima sensibilità estetica e passione retorica, non si basa su fatti strutturali (come in Pugin), ma sui valori decorativi e coloristici, frutto della vitalità, della fantasia, della libertà con cui si esprimeva l'umile artigiano medievale. Le istanze etiche e moraleggianti di Ruskin (il concetto di “moralità” era per lui connaturato al processo della creazione artistica) sono alla base del suo vagheggiamento idealizzante dell'arte medievale, frutto di alta religiosità e di lavoro collettivo, donde la rivalutazione dei primitivi italiani nei successivi 4 volumi dei Modern Painters (1846-60), e la strenua difesa, in vari articoli e conferenze (dal 1853), del movimento dei preraffaelliti. Non solo per questi aspetti, l'opera di Ruskin lasciò un segno notevole nel pensiero di W. Morris: vicende personali e di lavoro (insegnò alle scuole per lavoratori del Working Men's College) lo spinsero infatti a occuparsi attivamente di problemi sociali – affrontati peraltro con tipico rigorismo moralistico puritano – in opere come The Political Economy of Art (1857) e Unto This Last (1862), la cui pubblicazione fu interrotta per le polemiche suscitate. L'atteggiamento profetico con cui Ruskin perseguiva il suo credo artistico e sociale andò accentuandosi nelle opere successive (Munera Pulveris, 1862; Sesame and Lilies, 1865; Time and Tide, 1867). Nominato professore di Belle Arti a Oxford nel 1869 (tenne la cattedra fino al 1884), negli anni successivi, oltre alla pubblicazione delle sue lezioni, Ruskin andò componendo Fors Clavigera (1871-74), raccolta di saggi di diversa natura, la cui frammentarietà rivela le dolorose condizioni umane e psichiche dell'autore. Dell'ultimo isolamento del vecchio patriarca è viva testimonianza, infine, l'autobiografia Praeterita (1885-89), rimasta incompiuta.



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