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UN PROGETTO CULTURALE PER L'ADRIATICO

Relazione programmatica per la cerimonia istitutiva del C.I.S.V.A. (G. Scianatico - Otranto - 23 aprile 2005)

  
Il programma della nostra giornata, dedicata alla fondazione del Centro Internazionale di Studi sul Viaggio Adriatico, costituisce un'importante occasione per riflettere sulla rete di rapporti, sulle ragioni culturali e storiche che legano con memorie tenaci le popolazioni dell'area, ma insieme su come tutto ciò possa venire proiettato sull'orizzonte del futuro, nella costruzione comune di una cultura della pace nel bacino dell'Adriatico.
E' questo fondamentalmente il senso del nostro progetto, un progetto di ricerca, e di sviluppo del territorio, che stiamo portando avanti, grazie ai fondi di un Programma Interreg Interadriatico, in otto Università italiane e balcaniche, e direttamente insieme con la Regione Puglia , e che ha condotto in pochi mesi a questo primo importante risultato: alla fondazione del Centro Studi. Un Centro che sarà in grado di operare stabilmente e autonomamente anche dopo la fine del biennio finanziato, e a cui si collegherà una Rete Interadriatica, di imminente costituzione, di Enti Locali e Imprese delle due sponde, per uno sviluppo turistico-culturale territoriale integrato.
La ragione del mio intervento è dunque quella di presentare   alla vostra attenzione, di illustrare la nostra proposta concreta di lavoro interculturale sull'area, una tra le tante possibilità che sta alla immaginazione e volontà di tutti di individuare e mettere in atto.
Confrontarsi sul senso dell'appartenenza ad una comune identità adriatica è il primo compito cui oggi sono chiamate le comunità (e anzitutto le comunità universitarie) delle due sponde.
Tutto ciò, a partire dalla consapevolezza che è necessario riaffermare fortemente il ruolo delle Facoltà Umanistiche, essenziale nell'aprire alla comprensione interculturale, ossia al riconoscimento delle radici comuni e delle diversità, alla costruzione di una cultura compartecipata delle differenze, comedato  ontologicamente fondante e base per i processi di costruzione dell'integrazione e della pace. E' del resto su tale dialettica di identità e differenze che, considerando un'area più ampia e articolata, è fondato il nostro   senso di appartenenza a una comune patria europea.
In particolare l'identità di un'area transfrontaliera, come è la nostra, si fonda su elementi condivisi di clima, di paesaggio, di apertura di orizzonti marini, di tradizioni storiche e artistiche che si sono intrecciate nel tempo veicolate dalle acque di quel grande lago che è l'Adriatico, ma con in più la tensione della scoperta, della relazione con l'altro, l'inquietudine e insieme il lievito utopico del guardare, del protendersi all'altra sponda; ma allo stesso tempo si fonda sulla molteplicità, ossia sulla ricchezza di articolazioni di antropologie, di folklori, di mentalità, di forme religiose e politiche, architettoniche e letterarie, di civiltà diverse, che tutte vanno recuperate e valorizzate nelle loro specificità identitarie.
Voglio dire che l' "altro" (per esempio se pensiamo al confronto tra Oriente e Occidente, di cui le coste adriatiche sono gli avamposti, si coglie un evidente senso di alterità ) l' "altro" qui è anche lo "stesso", la popolazione dello stesso mare, degli stessi alberi da frutto familiari, degli stessi cibi contadini, degli stessi profili di città, che si riflettono nell'Adriatico.
Anzi a me sembra questa, oggi, la specifica vocazione cui è chiamata la nostra area transfrontaliera: a far da ponte tra questi due mondi, tra queste due civiltà, molto meno lontane in realtà di quello che attuali tensioni politiche e militari   possano far apparire, come si può intendere solo a richiamare il ruolo del pensiero arabo nel Medioevo cristiano (valga per tutti il nome di Dante), o il segno impresso da quella architettura sul volto di molte città occidentali.
Oriente e Occidente si sono sempre sognati, si sono confrontati, attraverso, anche aspri, conflitti, e rapporti pacifici di dotti e mercanti, hanno di fatto costruito insieme, a partire delle proprie differenze, la cultura moderna di cui siamo parte.
[ Marco Polo ne è un simbolo, per tornare al tema del viaggio, oggetto delle ricerche del Centro Studi. ]
E proprio a rafforzare il senso della comune identità dell'area transfrontaliera adriatica, nel rispetto reciproco delle differenze, mira  il nostro progetto, denominato "Viaggiatori dell'Adriatico. Scrittura e percorsi di viaggio", che unisce i Paesi della Bosnia Erzegovina (Università di Banja Luka), della   Croazia (Università di Zadar), della Serbia e Montenegro (Università di Novi Sad, ma contiamo di annoverare presto tra i partner anche l'Università del Montenegro) e dell'Albania (Università di Tirana), con le Regioni italiane della Puglia (Università di Lecce e di Bari), del Molise (Università del Molise) e del Friuli Venezia Giulia (Università di Trieste), superando antiche e recenti ragioni di conflittualità , per sviluppare una comune ricerca sulla scrittura di viaggio adriatica, e uno sviluppo turistico ad essa correlato, collegando Università e Territori, cui contiamo si aggreghino progressivamente altri Paesi, Università, Istituzioni e singoli studiosi .
Attività del Centro saranno l'individuazione e la catalogazione, la riorganizzazione e valorizzazione di un patrimonio condiviso di testi letterari e documentali della scrittura del viaggio adriatico, attualmente in   parte disperso, ignoto o poco noto, e comunque non riconosciuto, non identificato in quanto tale , come elemento di appartenenza e specificità identitaria dell'area adriatica, delle cui popolazioni costituirà una riserva di memoria storica collettiva.
Verrà creata una Biblioteca virtuale, con testi, studi e archivi del viaggio adriatico (ci stiamo già lavorando nelle nostre otto università), che troverà collocazione nel portale internet che costituirà il principale strumento di azione e diffusione del Centro, e di raccordo tra la comunità scientifica, il sistema delle imprese del turismo, gli Enti locali e la potenziale utenza delle popolazioni transfrontaliere, dei ricercatori e dei turisti.
Si prevede la ricerca e catalogazione (in loco e in rete), sui fondi librari e manoscritti del sistema bibliotecario delle due sponde adriatiche, di documenti della scrittura di viaggio (come lettere, guide, diari, relazioni di ambasciatori, racconti odeporici, immagini, reportages, ecc…). A partire da una sorta di "mappatura" delle biblioteche pubbliche e private dei territori del Centro, ma non limitandoci ad esse, la schedatura e lo studio di tali materiali verranno organizzati diacronicamente per secoli e per tipologia di viaggio (dai pellegrinaggi al grand tour, ai soggiorni termali, alle spedizioni archeologiche, ai percorsi dei mercanti, agli scambi politici e culturali, ecc…). Si arriverà alla definizione dei percorsi e della specificità del viaggio adriatico attraverso i secoli come esperienza transfrontaliera, veicolo di scambi antropologici-artistico-culturali e di reciproci influssi, affidando i risultati della ricerca alla biblioteca digitale, a convegni, manifestazioni e pubblicazioni.
Contemporaneamente, sulla base del patrimonio delle testimonianze letterarie dei viaggiatori del passato e più ampiamente dei testi odeporici individuati, il Centro fornirà un fondamentale supporto all'ideazione e al lancio di percorsi innovativi paesistico-culturali, mirati allo sviluppo di un turismo sostenibile, nel rispetto dell'ambiente, avvalendosi di avanzate tecnologie informatiche. Si procederà, di concerto con la Rete Interadriatica di soggetti pubblici e privati aderente al Centro, alla costruzione di itinerari di viaggio come ri-percorsi sulle tracce degli antichi viaggiatori, secondo diversi targets turistici.
In organica connessione a tale programma articolato di lavori, verranno attivati:   corsi di formazione di tipo specialistico per studiosi e ricercatori della scrittura di viaggio; corsi di editoria informatica; corsi di alta formazione per il turismo socio-culturale (per quest'ultima programmazione abbiamo presentato, in collaborazione con altri partners, un progetto relativo alla legge 84/01sui Balcani, che se approvato, consentirà di formare a Trebinje esperti del settore dei paesi balcanici del Centro, da impegnare nella nostra Rete Interadriatica).
In effetti prevediamo di promuovere progetti, per così dire," a cascata", per finanziare le nostre attività scientifiche e volte allo sviluppo.
Tale sviluppo turistico integrato dell'area, costruito sull'immagine comune del VIAGGIO ADRIATICO, contribuirà a favorire processi di coesione organica tra le popolazioni interne, rivestendo al contempo, come ho detto una funzione di ponte tra l'Europa occidentale e i Paesi orientali del Mediterraneo. La prospettiva in cui il Centro, di base europea, intende operare, non può infatti che essere di apertura al Mediterraneo, sia per tradizione storica, che per scelta politica di incentivazione dei processi di pace e di sviluppo internazionali. L'Adriatico è parte di un mare più ampio. Una larghissima parte del materiale odeporico che stiamo cominciando a esaminare presenta itinerari di viaggio che partono dall'Adriatico per raggiungere, lungo molteplici vettori, porti e luoghi dell'Oriente mediterraneo, dalla Turchia alla Grecia, alla Terrasanta, e più a Sud. Sta dunque nelle cose l'esigenza di allargare in prospettiva il nostro orizzonte di ricerca e intervento. Si tratterà di studiare insieme i modi, fatta salva la specificità della nostra configurazione identitaria adriatica, per portare avanti l'impegno del Centro, che potrebbe diventare il primo nucleo, la prima cellula di più vaste aggregazioni in direzione mediterranea.
Si tratta dunque, come è chiaro, di un progetto ambizioso, che potrà trovare realizzazione solo se sarà in grado di diventare il nostro comune progetto, intendo dire di tutti coloro che, a cominciare da quanti oggi sono qui presenti, nei Paesi dell'area, e anche al di fuori di essa, sono interessati a questo tipo di studi e alla costruzione delle prospettive di pace cui essi sono rivolti.
Scopo della manifestazione odierna è anche di informare dell'iniziativa colleghi , giovani studiosi e studenti, la cui presenza qui oggi attesta interesse per queste questioni e per le modalità di lavoro in partenariato. Siamo partiti come piccolo gruppo di italianisti e comparatisti, cui già si stanno aggiungendo colleghi di altre discipline, ma è indispensabile la partecipazione alle ricerche di storici, di studiosi di altre letterature, di archeologi, storici dell'arte, studiosi del paesaggio, di antichistica, di cartografia, e di diversi altri settori; allo stesso modo è importante la partecipazione del mondo della scuola e delle associazioni per diffondere nelle comunità locali e soprattutto far crescere nelle più giovani generazioni lo sviluppo del sentimento dell'identità comunitaria, sulla base del recupero delle memorie del passato. Il Centro Studi potrà crescere e realizzare i suoi obiettivi, a condizione di diventare un programma ampiamente condiviso e di coinvolgere e motivare molteplici soggetti.
Giovanna Scianatico                     
 

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