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Nuova recensione a cura di Valentina D’Alba: DIEGO ZANDEL, "I confini dell’odio"

Il volume di Diego Zandel, “I confini dell’odio”, fa esplodere, sin dal titolo, il dramma adriatico-balcanico degli anni 1991-1995 al quale segue un immediato dopoguerra intriso di un vivo sentimento di rancore che ha visto come principali vittime donne, bambini e anziani. Diego Zandel è uno scrittore italiano di origine fiumana nato a Fermo (nelle Marche) dove la sua famiglia si era rifugiata nel vicino campo profughi di Servigliano, insieme ad altri esuli italiani dell’Istria, Fiume e Dalmazia in fuga dalla Jugoslavia di Tito. Un piccolo cenno sulle notizie biografiche di Zandel è importante per capire il rilevante collegamento con la sua produzione narrativa. “I confini dell'odio” racconta la storia di Bruno Lednaz, anagramma di Zandel, giornalista partito da Roma per Fiume proprio nei giorni successivi al primo armistizio (21 novembre 1995, firmato a Dayton). Non però per compiere un lavoro da reporter, bensì per mantenere la promessa di riportare le spoglie del padre nella sua terra. Le descrizioni dettagliate di Zandel confermano la sua familiarità col territorio di Fiume, dove aveva trascorso tutte le estati della sua giovinezza a casa della nonna istriana. Bruno viaggia insieme a Srecko, marito di sua cugina. È proprio quando giungono in Croazia che vengono subito trascinati sul palcoscenico della guerra dove giustizia e verità vengono sopraffatte dalla violenza etnica e dalla crudeltà politica, secondo uno schema che non consente la distinzione fra il male e il bene. Agli occhi dello scrittore si presenta una terra in cui domina la legge del più forte: stupri, traffico di armi, città incendiate, case distrutte, orde di ragazzini armati che cercano di fare razzia di ciò che è rimasto, uomini uccisi, accordi di pace che non vengono rispettati. Bruno giunge a Gospic dove la SFOR (Stabilization Force), contingente dell'Onu, cerca, con scarso successo, di garantire la pace. È qui che Bruno, per la prima volta, sente esplodere un colpo di cannone: è l’inizio di una tragica odissea che percorre le fila dell’intero racconto. Costretti a proseguire a piedi per Mostar, un viaggio davvero difficile impone di attraversare zone impervie per evitare incontri pericolosi. Avvicinandosi sempre più verso Mostar, si presenta ai loro occhi un quadro di devastazione: «macerie ovunque, case sventrate e annerite dalle bombe, carcasse di automobili». L'incontro con una prostituta e suo padre riporta al senso di condivisione e umanità, malgrado la loro triste fine; ancora è un ragazzo a rappresentare la speranza di un futuro migliore. Dopo un'angosciante fuga per mare, sarà un gentile pescatore, Grga, che aggancia il loro canotto alla sua barca per trasportarli in riva ed ospitarli nella sua casa. Ora si trovano sull’isola di Pago . Il pescatore e la moglie, a cui era morto un figlio in guerra, decidono, per proteggere Milan, di adottarlo, mentre a Boris e Bruno regalano un po’ di marchi. I due amici salutano questa generosa famiglia e si dirigono in paese dove devono mescolarsi con i profughi. L’atmosfera diventa più tranquilla, ma presto, un idillio appena abbozzato è spazzato via dal suicidio di un amico che ha condiviso la fuga dei protagonisti. Ma non racconteremo le drammatiche e umanissime vicende , rinviando alla lettura del libro, dall'imprevedibile finale: l’autore è stato in grado di trasportare il lettore in una realtà veramente crudele dove tutti i personaggi del libro sono sconfitti proprio a causa di quell’ “odio di confine” acceso dalla guerra ed esplicitato sin dal titolo; il libro, dunque, è un’opera di accusa contro tutte le guerre. Nonostante Zandel usi freddezza nella sua scrittura evitando un metro di giudizio moralistico, il lettore riesce comunque a cogliere le qualità dei personaggi e i principi etici che si vogliono trasmettere attraverso le loro vicende. In questo romanzo Zandel diventa un narratore omodiegetico, interno alla storia, le cui vicende si rispecchiano in quelle del protagonista Bruno, voce narrante. Si ha, quindi, una focalizzazione interna con la quale il narratore assume il punto di vista di un personaggio. I dialoghi tra i personaggi, che caratterizzano tutto il racconto, trasportano maggiormente il lettore nella realtà raccontata; anche le descrizioni dettagliate dei paesaggi, degli abiti dei personaggi, delle loro azioni, dei loro stati d’animo stimolano l’immaginazione del lettore. A rendere avvincente il romanzo è anche la struttura sintattica adottata da Zandel: un periodo paratattico con frasi brevi e veloci che cattura e mantiene sempre viva l’attenzione del lettore, una sintassi incalzante tendente a creare momenti di suspense che si scioglieranno lentamente. Chiarezza, incisività e coinvolgimento emotivo sono gli elementi principali di questo romanzo di denuncia della guerra e di amore per le terre dell'Adriatico orientale.

VALENTINA D'ALBA

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