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Recensione di Estera Miočić: Diario di viaggio di Francesco Carrara




LJERKA ŠIMUNKOVIĆ, SNJEŽANA BRALIĆ, FRANCESCO CARRARA DNEVNICI S PUTOVANJA 1843 – 1848 [DIARI DI VIAGGIO DI FRANCESCO CARRARA 1843 – 1848], SPLIT, DANTE ALIGHIERI, 2010, pp. 271

 

La presente pubblicazione, curata da Ljerka Šimunković e Snježana Bralić, docenti di italianistica presso l’Università di Spalato, è il risultato di un progetto di ricerca che ha come oggetto lo studio e la diffusione scientifica della documentazione scritta in lingua italiana e relativa al patrimonio storico e culturale della Dalmazia. Si tratta in questo caso di un manoscritto, un diario di viaggio redatto dal noto archeologo e studioso spalatino Francesco Carrara (1812 – 1854). Le note di viaggio tradotte dall’italiano e trascritte in questo volume riguardano i soggiorni di studio e ricerca che Carrara trascorre nelle varie città dell’Impero asburgico e in particolare nella capitale Vienna. Dal diario emerge un insieme di informazioni molto interessante e utile per la ricostruzione del profilo biografico e scientifico di questo intellettuale dalmata che vive e opera a cavallo fra diverse culture, lingue e discipline. Nato e cresciuto in una famiglia bilingue da madre croata e padre italiano, egli adotta sin dalla tenera età l’italiano, la principale lingua d’uso della popolazione cittadina. Durante il periodo universitario a Vienna dove studia archeologia e storia, viene in contatto con altre lingue europee, il tedesco, il francese e l’inglese, studia anche lingue medio-orientali fra cui il neo-armeno, l’antico siriaco, l’arabo e l’ebraico. Successivamente approfondisce gli studi di teologia, studia e esplora civiltà antiche e moderne, di cui la Dalmazia è crocevia. Le note di viaggio di Carrara sono anzitutto interessanti per comprendere il suo intenso e proficuo impegno nella tutela e valorizzazione del patrimonio storico e culturale dalmata. L’oggetto particolare del suo interesse scientifico sono gli scavi archeologici di Salona/Solin a cui si dedica con intensità e sistematicità negli anni quaranta quando diventa conservatore pro tempore del Museo archeologico di Spalato. In questo ambito egli sviluppa le ricerche dei suoi predecessori contribuendo al recupero e alla definizione dell’aspetto originario dell’antica città romana. I risultati di queste ricerche e scoperte archeologiche portano Carrara ad inserirsi in una rete di prestigiosi contatti scientifici. Un aspetto molto interessante del suo percorso scientifico e culturale in questi anni è la capacità di legarsi all’ambiente della Corte imperiale che sostiene e incoraggia le sue iniziative di ricerca. L’avvicinamento alle più importanti e influenti personalità dell’Impero passa attraverso il barone Clemens Wenzel Hügel, un uomo molto abile e generoso che Carrara considera il suo protettore e vede quasi come un padre. Il diario di Carrara è molto utile in quanto ci fa capire i meccanismi di gestione del potere politico e culturale della Corte nei confronti della sue province, compresa quella dalmata dell’Adriatico orientale. Sostenere la valorizzazione del patrimonio storico-culturale della Dalmazia di cui Carrara si fa propugnatore è un modo efficace per dimostrare e esprimere la propria vicinanza e attenzione a una regione periferica e poco sviluppata dell’Impero. È interessante a questo proposito l’episodio dell’incontro con la consorte del principe Metternich che tramite Carrara si offre di aiutare gli abitanti di Salona con una raccolta di denaro e una ricetta per la zuppa dei poveri. Lo spirito di alleanza e collaborazione è reciproco. Leggendo il diario si percepisce la profonda identificazione di Carrara nei valori dell’Impero che egli spera e crede possano essere il punto di riferimento per lo sviluppo e il progresso della sua amatissima terra di origine. Pur essendo fortemente legato alla Dalmazia, Carrara si sente molto affine e in sintonia con l’ambiente socio-culturale dell’Europa continentale, di cui Vienna rappresenta in qualche modo il modello di società ideale. Egli è attratto dalla sua organizzazione, ordine, armonia e cordialità, dalla disponibilità delle biblioteche e degli archivi, dalla qualità e intensità della vita sociale. Vienna è l’opposto della provincia dalmata statica e chiusa, emarginata e mal gestita. Tenuto conto di tutte queste considerazioni non sorprende quindi la preoccupazione annotata nel suo diario per l’insorgere dei moti rivoluzionari nel ’48 che mettono in discussione la preservazione e la continuità dell’Impero asburgico. Particolarmente rilevante in questo contesto è la preoccupazione di Carrara per la questione linguistica in Dalmazia che si manifesta nella richiesta da parte di alcuni croati di una maggiore emancipazione della lingua croata rispetto a quella italiana. Carrara reagirà a questa contrapposizione fra le due lingue schierandosi a favore di un’identità dalmata che vede nella lingua italiana e nell’incontro fra la civiltà slava e quella italiana elementi cruciali della propria esistenza e sopravvivenza. Nei decenni successivi queste idee contrastanti faranno sorgere in Dalmazia una lotta politica e culturale sempre più accesa fra unionisti slavofili e autonomisti dalmati di cui Carrara, a causa di una morte prematura, non sarà né protagonista né animatore.

In conclusione ci auguriamo che ci possa essere un’edizione successiva di questo meritevole volume, interamente dedicata al testo originale in lingua italiana, come peraltro auspicato dalle sue curatrici. Con la trascrizione e la pubblicazione del testo dei diari in italiano si darebbe la possibilità al lettore e allo studioso di capire meglio le peculiarità della lingua italiana utilizzata a Spalato e in Dalmazia all’epoca di Carrara.

 

Estera Miočić

 

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