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Chiesa Santa Croce (Lecce)

Forse il simbolo più caratteristico del Barocco Leccese, sorge su via Umberto I. Il luogo di culto su cui sorge la Basilica era stato fondato nel 1353, ma il suo mecenate, Gualtiero VI di Brienne morì tre anni dopo, quindi i lavori di costruzione iniziarono nel 1548 ad opera dell'architetto Gabriele Riccardi e si conclusero ben 150 anni dopo durante i quali si alternarono tre architetti leccesi: Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna. La facciata della Chiesa, cinquecentesca nella parte inferiore e secentesca in quella superiore, insieme al contiguo monastero, che già ospitava l'ordine dei Celestini, costituisce un complesso architettonico straordinario, certamente l'espressione più grandiosa dell'architettura barocca di Terra d'Otranto.
Il primo ordine della facciata, completato nel 1582 da Gabriele Riccardi, è diviso da sei colonne a fusto liscio disposte sotto la trabeazione (membratura orizzontale posta a congiunzione di colonne, di piedritti, di pilastri)  ornata di telamoni umani e ferini. Il portale maggiore, costruito nel 1606 da Francesco Antonio Zimbalo, presenta due coppie di colonne corinzie ed è sormontato dagli stemmi di Filippo III di Spagna, a sinistra di Maria d'Enghien e a destra di Gualtiero VI di Brienne duca di Atene, mentre sulle due porte laterali sono presenti gli stemmi dell'ordine del Celestini e di S.Croce.
Dopo la trabeazione, una grande balconata separa l'ordine inferiore da quello superiore : è retta da tredici cariatidi raffiguranti figure grottesche o animali fantastici e allegorici e si conclude con una balaustra decorata da tredici putti portatori di emblemi; cariatidi che sorreggono la balaustra (parapetto) ornata di tredici putti abbracciati ai simboli del potere temporale e spirituale. Al centro il grande rosone dall'esuberante cornice, d'ispirazione romanica cattura immediatamente l'attenzione di chi osserva la facciata della basilica e si presenta come indiscutibile e spettacolare punto di fuga visivo di tutta l'opera architettonica. Il rosone si presenta incatonato tra due colonne corinzie e separato dalle due zone laterali con le nicchie di S. Benedettino e San Celestino.
A chiudere il secondo ordine lateralmente, le due statue rappresentanti simbolicamente la Fede e la Carità. La facciata, è il trionfo della fantasia decorativa, si possono notare alcuni elementi ricorrenti come le fiamme e i leoni, simboli della fede, il pellicano, i melograni, simboli della passione.
Ai simboli classici: animali, ermafroditi, motivi floreali, festoni che decorano l'architrave e i capitelli sono accostati ai simboli cristiani come angeli, insegne e stemmi religiosi, le sfere con la croce.
L'interno della Chiesa, a cinque navate, due delle quali assorbite dalle cappelle nel Settecento, comprende 17 altari da enunciarsi da destra nel modo seguente: una tela di S. Antonio con l'apparizione del Bambino, un affresco del sec. XVI con la Madonna di Costantinopoli, una tela che raffigura la Natività del Signore, un immagine di S. Michele Arcangelo, un dipinto di S. Filippo Neri e di S. Antonio da Padova, una tela di S. Oronzo, tela con il panorama della città di Lecce; si tratta di un ex-voto del 1743 in occasione di un terremoto che colpì gravemente il Salento preservando la Città, una raffigurazione del Sacro Cuore di Gesù, il S. Croce o delle Reliquie, con croce lignea sul Monte Calvario, una pittura su legno che rappresenta la Trinità.
L'Altare Maggiore si apre in un interessante portale sormontato dallo stemma gentilizio della famiglia Adorni che nella basilica aveva sepoltura, a sinistra vi è collocato il monumento funebre di Mauro Leopardo, abate del convento dei Celestini. Altri capolavori che si possono ammirare nella Basilica sono: le tele della Madonna col Bambino e della Visitazione di Maria ad Elisabetta, S. Francesco di Paola, capolavoro dell'arte statuaria a rilievo e a tutto tondo di Francesco Antonio Zimbalo il quale, nel 1614, rappresentò, in 12 formelle disposte sulle quinte dell'altare, episodi della vita e dei miracoli del Santo. Vandaliche manomissioni ne hanno deturpato alcune figure.

9.00

12.00


 

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