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Mosaico della Cattedrale di Otranto

           
           Il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto costituisce uno dei principali  capolavori dell’arte medievale in Puglia.
            
           Il pavimento musivo è interamente realizzato con piccole tessere di duro materiale calcareo, che hanno consentito la sua conservazione quasi integrale. I colori sono prevalentemente bassi: verde, ocra, mattone, anche se non mancano tinte vivaci: blu, arancio, giallo, rosso.
           Lungo tutta la navata centrale si dirama l'immagine di un ampio albero, tra i cui rami si articola una fitta serie di figure animali e umane, dividendo a metà, in senso longitudinale, tutta la navata fino a toccare con la sua cima il gradino del presbiterio.
           L'albero è sorretto alla base da due elefanti, i quali si danno le spalle, volgendo lo sguardo l’uno a sinistra (su una scena di combattimento tra due uomini muniti di scudo e di bastoni) e l’altro a destra (dove compaiono un uomo e una donna che suonano la tromba, tra due cavalli con le code intrecciate).
           Immediatamente sopra questa prima sezione di mosaico, due rami si inerpicano in modo simmetrico lungo la navata, ripiegandosi poi su se stessi e delimitando un quadrato, diviso in due dal tronco dell’albero. Nella parte destra del quadrato predomina la figura di Alessandro Magno, seduto su due grifoni che tendono la testa nel tentativo di afferrare la carne tesa loro dal re su due stecche. Sulla parte sinistra sono raffigurati una donna con l'arco ed un mostruoso leone quadricorpore, poggiato su un mostro con le zampe terminanti in teste di lupo. Nel registro superiore, sullo stesso lato, è rappresentata la costruzione della torre di Babele, mentre tutto il resto dello spazio è occupato da figure mostruose, pesci, uccelli, piante, ecc.
          Nella fascia successiva, divisa dalla precedente da due iscrizioni, c'è la rappresentazione di Noè, impegnato prima in attività quotidiane e successivamente nella costruzione dell’arca. Un’altra epigrafe, che percorre in modo perpendicolare la navata centrale, delimita un’ampia sezione in cui sono inscritti dodici cerchi raffiguranti i mesi dell’anno. La prima parte del mosaico si conclude immediatamente sotto l’altare principale con alcune scene tratte dall’Antico Testamento (la cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso, l’uccisione di Abele) e altre dal ciclo di re Artù.
 
          Lungo l’albero rinveniamo, in versi leonini, oltre alle date di realizzazione (1163-1165), i nomi del committente (il primo arcivescovo di Otranto, Gionata), del regnante Guglielmo I e dell’autore del mosaico, il presbiter Pantaleone. 
           Sull’origine di questo misterioso prete sono state avanzate numerose ipotesi: Adriano   Prandi, notando la somiglianza con gli affreschi duecenteschi a Casaranello, presume che l'autore del mosaico provenga dalla romanica Francia, mentre molti altri, tra cui Maria Corti nel suo romanzo, suppongono che il presbitero fosse autoctono e che si fosse formato presso il vicino cenobio di San Nicola di Casole, che fin dal IX sec. sarebbe stato centro di propulsione dell’arte e della cultura orientale. Risulta comunque molto difficile riuscire a districarsi tra queste ipotesi, dal momento che nel famigerato 14 agosto del 1480 il mosaico e gli archivi dell’arcidiocesi hanno registrato gravi danni a causa dell’invasione turca. Certo è che l'autore attinse da un variegato bagaglio culturale, fortemenete simbolico, che spazia dalle vicende bibliche ai cicli macedone e bretone, fino alla cultura araba.  
           
        L’albero assume primariamente un valore religioso di immagine allegorica della vita umana. Evidente appare il richiamo al peccato di orgoglio (nella rappresentazione della torre di Babele) e alla conseguente punizione (tramite il diluvio universale e l'arca di Noè). Tuttavia restano ancora molti interrogativi irrisolti: chi sono i guerrieri che combattono accanto agli elefanti? Chi è la donna che con un arco uccide il cervo? Perché viene rappresentato Alessandro Magno? Perchè tra le scene di Adamo ed Eva, Caino e Abele compare la figura di Re Artù?
 
 

 
 


 

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