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Egnazia. La città sommersa


La storia

Egnatia carta

Dell'antica città di Egnazia (o Gnazia ), nei pressi di Fasano, in provincia di Brindisi, rimangono solo rovine.  Egnazia è una località particolare, misteriosa, unica. Qui è molto presente una civiltà che non c'è più, ma che ha lasciato tante strane testimonianze. 


Le origini della città sono avvolte nel mistero: a chi attribuire la sua fondazione? I suoi fondatori furono i Messapi? i Dauni? gli Japigi? o quale altro popolo? 
Di questa città si trova menzione, nel primo secolo a.C., negli scritti, tra gli altri, di Strabone e Orazio. Strabone descrive Egnazia come una grande e ricca città, piena di uomini forti e belle donne. Orazio. invece, traendo spunto da un viaggio da Roma a Brindisi, sulla via Minucia, diventata in seguito la via Traiana, ne parla in maniera molto particolareggiata. Egli la definì "sospesa su una rupe battuta sulle onde del mare". 

Egnazia deve gran parte della sua importanza nel mondo antico alla sua privilegiata posizione geografica: la presenza del porto e della via Traiana fecero di essa un fiorente centro di traffici e commerci. Dice, infatti, Strabone: "...per chi naviga da Brindisi lungo la costa adriatica, la città di Egnazia costituisce lo scalo normale per raggiungere Bari, sia per mare che per terra...". 

La sua storia si snoda nell'arco di molti secoli. Un villaggio di capanne, sorto intorno al XV sec., costituì il primo insediamento; in seguito si registra l'invasione degli Iapigi, mentre verso l'VIII sec. a.C. ha inizio la fase messapica che cesserà con l'occupazione romana, a partire dal III sec. a.C.
Da qui ha inizio la graduale decadenza di Egnazia e la sua fine coincide con quella dell'impero romano.

Egnazia strada

Successivamente, varie catastrofi si abbattono sulla città: un epidemia di malaria decima i suoi abitanti; le sue coste vengono semidistrutte da un maremoto e il conseguente abbassamento del livello della costa causa la scomparsa sott'acqua di gran parte della necropoli; anche il porto e tutte le costruzioni circostanti sprofondano sotto le acque. Le acque coprono anche le basiliche con i loro preziosi mosaici.

C'è, tuttora, un'antica credenza secondo cui, all'alba di ogni primo agosto, chi in barca si porta verso le coste di Egnazia può ammirare la città esattamente come era nell'antichità, anche se c'è chi afferma che ciò è solo una diceria locale.
 Di certo c'è che, durante il reflusso delle acque, si possono veder biancheggiare le colonne dei templi e molte tombe scoperchiate dal mare, oggetto in passato di atti di razzia da parte dei ragazzini. Nell'Ottocento, infatti, si sviluppò un fiorente mercato di pezzi antichi trafugati e quindi ceduti per pochi soldi a mercanti che li rivendevano all'estero: dei templi di Minerva e Mercurio, di epoca romana, ad esempio,ci rimane ben poco. 

Egnazia scavi

Particolare interesse suscitano le tombe, a camera, a fossa e a semicamera. Di particolare bellezza è la "tomba delle melagrane", così detta per i motivi decorativi, ma la tomba che ha suscitato maggiore interesse è "l'ipogeo del pilastro", comprendente due camere, di diversa grandezza, collegate da un breve corridoio. La tomba prende il nome dalla presenza di un pilastro, con funzione statica, nella camera più grande.    
All'esterno delle mura di cinta dell'antica Gnathia sorge il Museo Archeologico di Egnazia, costituito da undici padiglioni e sede anche della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia.

A Egnazia, come d'altronde negli altri villagi protostorici pugliesi, era molto diffusa la caccia al cervo, al cinghiale e al lupo, mentre niente attesta la pratica della pesca. Il clima temperato favoriva la coltivazione del grano e dell'orzo e la produzione di olive: nella zona del porto, in epoca tardo antica, sono state ritrovate anfore per l'olio. E in questa zona, per l'appunto, si trovano anche fornaci, per la produzione di ceramiche in argilla chiara. 
Un vaso greco in stile egnatino è attualmente conservato al Louvre, famoso museo di Parigi.

 


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