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acute e taglienti, si facevano sentire moleste alle piante per spessa e forte che abbiasi avuta la suola ai calzari. Eppure queste orribili e spaventevoli contrade, non son prive delle loro rarità e bellezze, impercioché quelle vedute naturali abbenché austere ti distraggono, quell’aura pura e balsamica, quel cielo sereno, con una mite amabile  temperatura che godi ti bea; se aggiungi poi l’ameno lontano orizzonte, che talora da qualcuna di quelle punte elevate ti vien di vedere, allora l’animo si rallegra oltremodo, e ti trasporta per così dire in quei luoghi, che si offrono alla curiosa tua pupilla; quei burroni e convalli, sebbene precipitosi e selvaggi, son coperti nei loro pendi di annosi faggi, sotto à quali trovi un ombra misteriosa gradita, una freschezza piacevole, ed in fondo agli stessi ti si presenta una bella verzura, che servir può di ottima pastura agl’animali erbivori. L’erba è alimentata e sostenuta dal terriccio che di anno in anno va formandosi, dal cadere delle foglie o d’altro di vegetabile immarcito. Così, quel terriccio che si frappone nelle fissure di quelle rocce, forma qua e là delle zolle di terra brillanti, trattenute dalle radici di striscianti gramigne. Su desso si pone pronta la vegetazione, la qual offre letto gradito per riposar se occorre le stanche tue membra, e tranquillo contemplare in quella solitudine, lontano da distrazioni e rumori la grandezza sublime della natura. Non altrimenti infatti, comincia a coprirsi l’ossatura delle masse inerti.

Arrivati ad un punto di rilevante altezza, da cui si saliva ad una più alta vetta, incontrammo una bellissima macchia verde alquanto estesa, sgombra in parte da balze, alberi ed altro, per cui l’occhio poteva libero in semicerchio

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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