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pag. 19-20

   
DA GALLIPOLI A OTRANTO
 
Feci il viaggio da Gallipoli ad Otranto (Hydruntum) a cavallo per un percorso di trentasei miglia. Otranto è sito nel mare Adriatico, come voi sapete, dall’altro lato dell’Italia . A mezzo cammino, in un posto dove si fanno rinfrescare i cavalli, vi è un luogo consacrato alla devozione detto Madonna di Scarnachia; uno zelo pio vi attira una gran folla di pellegrini da tutte le parti; ed una dozzina di monaci fanno un abuso vergognoso delle elemosine che questa buona gente loro porta. Tanti luoghi di devozione, in una provincia così lontana, e priva di ogni sorta di comunicazione con altri paesi, sembrerebbero strani, se non si ricordassero i frequenti viaggi che si facevano nei secoli passati alla Terra Santa ed a Gerusalemme, e che la più parte dei pellegrini prendevano questa via, per andarvi.
A sei miglia da Otranto, si veggono frequenti e notevoli vestigia dell’antica via che i Romani avevano costruita da Taranto a Hydruntum; via che stabiliva una comunicazione tra i due mari. È, come la via Appia, e come tutte le antiche vie dei Romani, pavimentata di grosse pietre irregolari; a destra ed a sinistra, vi è una quantità di tombe; non ne ho notato se non una sola conservata, di forma quadra, e sormontata, al di sopra della sua volta, da un piano di pietra. Tutte le altre, di forme diverse, rotonde, quadrate, bislughe sono rovinate e senza iscrizioni. La campagna tra Otranto e Gallipoli è fertile di ulivi, la pastorizia è molto rinomata, come la lana, e la qualità dei montoni che pascolano in un terreno molto secco.
I dintorni di Otranto sono deliziosi: vi sono molti vigneti e giardini; la città è piccola, e non contiene se non tremila anime. Le montagne di Albania, che un canale di sessanta miglia separa da Otranto, e che sono perennemente coverte di neve, si veggono molto chiaramente:
 
Acrecerauniæ horridos montes;
-------- vicina Ceraunia juxta
Unde iter Italiam, cursusque brevissimus undis
(Virg. Æ n eid . Lib . III)
 
 
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Alla vista della Grecia mi è sorto un vivo desiderio di andarvi, e se mi fossi trovato munito di lettere commendatizie e del danaro necessario, su due piedi, mi sarei imbarcato ad Otranto. Il tragitto è breve, quando si ha il vento favorevole; ed, in estate, gli Albanesi apportano la neve in Italia, e sbarcano sulle spiagge disabitate; gli Otrantini vanno a cercarla e lasciano il danaro sul posto; quando sono andati via quelli, ritirano il danare tornano in patria . Queste precauzioni sono state stabilite a causa della peste e tengono luogo di quarantena. Il porto di Otranto è mediocremente buono, migliore di quanto non avrei creduto. La cattedrale (il duomo) è una grande costruzione gotica sorretta da colonne antiche di granito e marmo di differenti specie. Al di sopra del coro vi è una cappella sotterranea, la cui volta è parimente sorretta da colonne antiche; sono più piccole ma belle ed i marmi diversi quali il giallo antico, il pavonazzo, ecc. ecc. Ve ne sono parecchie sormontate da belli capitelli; ne ho notati due, fra gli altri, che hanno ai quattro angoli delle figure di uccelli, tali come sono descritte le arpie, e le cui teste rassomigliano molto a delle teste di gufo. Accosto alle mura della città, vedesi una torre quadrata costruita in pietra da taglio, i cui blocchi non sono collegati né con la calce, né col cemento: io la credo un’opera romana.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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